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BRADISISMO – due esperti a confronto: LUONGO e DE NATALE

Si è svolto in Piazza Giancarlo Siani, presso Casa Mehari a Quarto l’incontro pubblico tra i due esperti vulcanologi, il prof. Peppe Luongo e il prof. Pino De Natale, moderato da Pierluigi Musto. Al dibattito, interessante e ricco di spunti di riflessione, non ha partecipato la Dott.ssa Francesca Bianco, direttrice dell’Osservatorio Vesuviano, benché invitata.

Da ben 60 anni il prof. Luongo studia il territorio dei Campi Flegrei e non solo. I suoi studi partono dalla tesi di laurea in Geologia “Radioattività delle rocce nei Campi Flegrei”.“Ciò che sta accadendo – dichiara Luongo – è noto grazie ai bollettini dell’Osservatorio Vesuviano; ma un dato é importante: non dobbiamo soffermarci sull’effetto del fenomeno. Dobbiamo, piuttosto, concentrarci sulla causa. Le sole misurazioni non ci fanno andare avanti sulla conoscenza. Abbiamo bisogno di nuovi paradigmi per poter conoscere meglio l’attuale stato. La velocità di sollevamento incide sull’attività sismica. Ora ci siamo abbastanza stabilizzati su un sollevamento di 10 mm mensili (con un margine di errore di 2 mm) e tale velocità vede come diretta conseguenza la sismicità. Se attualmente la massa magmatica è a 8-10 km, bisogna analizzare i gas che da quella profondità partono. Non c’è una modifica della localizzazione della spinta secondo il modello meccanico utilizzato per interpretare i dati.

Il magma può risalire anche molto lentamente. Se la risalita è legata ad un disequilibrio gravitazionale, possiamo dire che nella zona flegrea le perforazioni ci hanno consentito di conoscere meglio le rocce. Bisogna solo comprendere sulla base di questi dati se la sorgente rischi di migrare o meno verso la superficie”.

Il prof. Pino De Natale, laureato in Fisica, con dottorato di ricerca in “Fisica della Terra solida” a Parigi, è impegnato da 44 anni nello studio sul territorio flegreo. “In qualità di ricercatore – dichiara De Natale- ritengo che l’attuale fenomeno bradisismico si differenzi dai precedenti sia per il tasso di sollevamento del suolo (che è inferiore di 5 volte a quello degli anni 80). E sia perché esso perdura da 17 anni circa, quindi un tempo più dilatato rispetto agli anni precedenti. Non sappiamo quali saranno i risvolti finali, se ci sarà o meno un’eruzione. Nessuno può dirlo, neanche noi scienziati. Le rocce sono sollecitate sempre di più mano mano che il suolo si solleva. Le rocce, benché elastiche, si stressano e producono terremoti. Fino al 1950 c’era stato un fisiologico abbassamento, poi successivamente c’è stata un’inversione di tendenza. Lo sforzo accumulato da allora è stato notevole: negli anni ‘82-83 le rocce hanno iniziato a rompersi per un sollevamento importante ed uno sforzo continuo. Le sollecitazioni continue subite dalle rocce potrebbero finire nel mettere in corrispondenza la superficie con la camera magmatica. Nel 2017 abbiamo presentato uno studio che dimostra come nei Campi Flegrei queste sollecitazioni sono diventate importanti: la pressione interna delle rocce è notevolmente superiore agli anni precedenti. Questo non significa che il sistema erutterà, ma bisogna attenzionare il fenomeno, considerando le alte temperature dei Campi Flegrei anche a profondità basse. Attualmente non ci sono accumuli di magma negli strati superficiali delle rocce, cosa che invece si verificò nell’83.

La viscosità (cioè la resistenza che ogni corpo oppone alle forze che ne vogliono modificare la forma) dipende dalla temperatura. Se la temperatura è alta la roccia è meno viscosa. Se conoscessimo il livello di viscosità potremmo avere un’informazione importante per comprendere il livello di deformazione delle rocce. Sulla base dello studio dell’eruzione del 1538 potremmo azzardare che essa oggi è molto lontana”.

In sala e in diretta streaming sono state poste alcune domande di seguito riportate.

I terremoti con una magnitudo inferiore a 1 possono essere significativi?

LUONGO – Tanti piccoli terremoti devono essere rilevati non in base ad un dato tecnico ma in base all’energia. Bisogna valutare l’energia in un bilancio complessivo.

DE NATALE- Gli sciami e la bassa sismicità possono essere importanti e possono rappresentare un segnale significativo che oramai anche la popolazione sa cogliere. Le eruzioni soprattutto in quelle aree come la zona flegrea sono molto difficilmente prevedibili. Nel ‘70 e nell’83 ci furono tutti i precursori che avrebbero potuto rappresentare il preludio dell’evento eruttivo, ma l’evacuazione si rivelò inutile. Essendo densamente abitata la caldera dei Campi Flegrei, anche una piccola eruzione potrebbe essere devastante.

Ci sono due caldere nei Campi Flegrei?

LUONGO – La letteratura prevede due caldere, poi ci sono delle conche che andrebbero attenzionate, come Quarto o la conca di Agnano. Tutta l’area vulcanica dei Campi Flegrei è stata interessata da eruzioni fissurali che hanno interessato la parte orientale, quella napoletana prevalentemente.

In quale fase siamo attualmente? 

DE NATALE – Il livello di sollevamento del suolo ha superato la soglia del 1984. Siamo ad un livello di sforzo mai raggiuto negli ultimi secoli, quindi vicinissimi agli sforzi che hanno sopportato le rocce negli anni precedenti che culminarono nell’eruzione del 1538. Personalmente credo che non ci sia magma negli strati superficiali del sottosuolo. Il rischio attuale è quello di un’eruzione friatica he potrebbe richiamare un’eruzione magmatica. Siamo ancora però a livelli di deformazioni ancora basse. Ci troviamo allo stato l’attuale in scenari nuovi e inesplorati.
LUONGO – Ritengo che un’eruzione friatica debba avere un magma prossimo alla superficie e questo secondo i dati attuali non corrisponde alla realtà perché il magma è a 8 km. Se il magma risale lentamente, le alte temperature favoriscono la viscosità della roccia, cioè il loro adattamento alla spinta. Bisogna controllare continuamente il livello di fratturazione delle rocce.

In caso di eruzione dove bisogna scappare?

LUONGO – Bisogna andare a ovest (verso Castelvolturno, Mondragone) nel senso inverso a ciò che indica il piano di evacuazione. La storia ci illustra come scenario eruttivo che i prodotti eruttivi vanno tutti a oriente.

A Palazzo Migliaresi una significativa e preziosa lezione di Giuseppe Luongo – i video

 

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