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Quarto: presentato il progetto congiunto per fronteggiare le dipendenze

Un lavoro sinergico di SCUOLA, ASL, COMUNE, CARABINIERI e ASSOCIAZIONI LOCALI - di Ennio Silvano Varchetta

È stato presentato nei giorni scorsi un importante progetto di prevenzione presso l’Istituto Superiore Rita Levi Montalcini di Quarto dal titolo “Progetto Dipendenze”, curato dalle docenti Debora D’Alessandro e Carla Amato. Esso intende svolgere un lavoro di prevenzione nell’area del disagio legato alle dipendenze, nell’ottica della promozione del benessere e della salvaguardia della salute, intesa non solo come assenza di malattia, ma piuttosto come uno stato di benessere fisico, mentale e sociale. Gli interventi saranno tutti orientati ad offrire ai giovani destinatari opportunità per acquisire informazioni corrette, per attivare confronti su tematiche di interesse comune, per potenziare le proprie capacità critiche sui temi correlati ai consumi di sostanze, alcool o su altri comportamenti potenzialmente rischiosi per la salute.

Il percorso è articolato in una serie di incontri di formazione/informazione sui diversi aspetti relativi ai fenomeni delle dipendenze patologiche e, appunto, con il coinvolgimento delle agenzie educative del territorio, nell’ottica di un “lavoro di rete”. C’è stata, dunque, la partecipazione di esperti, medici, specialisti del Dipartimento di prevenzione delle dipendenze patologiche dell’ASL Napoli 2 Nord: Antonietta Matera – psicologa; Laura Uccello – sociologa; Rosaria Orteca – medico e psicoterapeuta; Pietro Scurti – psicoterapeuta SERD di Casavatore. Per la cooperativa sociale “Vento del sud” Odile Mannini, criminologa; per il Comune di Quarto, l’assessore all’istruzione nonché vicepreside dell’istituto ospitante Raffaella De Vivo e poi Ida Floridia dei Servizi sociali; e ancora rappresentanti delle forze dell’ordine, in particolare i Carabinieri della locale Tenenza, Ten. Caruso.

L’area di interesse è nel disagio legato alle dipendenze, nell’ottica della promozione del benessere e della salvaguardia della salute: la ricerca scientifica nell’ambito dell’uso/abuso di sostanze indica l’adolescenza come il momento più a rischio per l’avvio di un comportamento nocivo. L’uso di droghe, entrato prepotentemente nella realtà del quotidiano, ha assunto valenze performative, legate cioè al successo, all’iperattività, all’efficienza, in accordo con una società in cui le norme della convivenza civile non sono più fondate sui concetti di consapevolezza e di disciplina, ma sulla responsabilità e sullo spirito d’iniziativa, dove l’individuo è schiacciato dalla necessità di mostrarsi sempre all’altezza.

Il progetto – spiegano le proff referenti – “ha avuto l’obiettivo di fornire un’informazione/formazione per la prevenzione alle dipendenze che però parta dai dubbi dei ragazzi, dalla loro disinformazione, dalle loro costruzioni razionali che giustificano l’uso di sostanze e, non ultimo, dalla necessità di affrontare una prima riflessione sulle cause, o meglio gli ambiti nei quali esse si radicano e si espandono“.

Altro capitolo è quello di affrontare le varie dipendenze: il fumo, l’alcool, il cibo e il computer. L’esigenza è di promuovere un’attività di prevenzione essenziale in tema di dipendenze patologiche nella Scuola Secondaria di II grado, oltre a fornire l’occasione per un maggior grado di sensibilizzazione al tema, nato da tre presupposti:

1. dall’osservazione che l’abuso di alcol e di sostanze tende a manifestarsi e svilupparsi soprattutto in età adolescenziale (è evidente, quindi, che i maggiori sforzi di tipo preventivo vanno fatti in questa fase della vita di una persona).

2. da dati di fatto supportati da studi effettuati sulla popolazione europea di preadolescenti ed adolescenti. Secondo tali studi il rafforzare quei fattori di protezione quali l’interesse per lo studio, la considerazione di sé, l’autoefficacia di fronte ai problemi, l’autostima scolastica e la buona comunicazione con i pari e gli adulti di riferimento allontana e previene l’insorgenza, in età adolescenziale, di disturbi del comportamento quali l’abuso e la dipendenza da sostanze. Fare prevenzione, dunque, significa oggi fornire alle nuove generazioni strumenti e opportunità che li aiutino ad affrontare la complessità del vivere. Affinché i ragazzi possano acquisire competenze atte a favorire lo sviluppo di elementi protettivi rispetto ai rischi che possono accompagnare, tra le altre, la scelta di utilizzare o meno sostanze psicoattive ed alcool, è importante lavorare sulle loro abilità cognitive, emotive e relazionali.

3. dalla rilevazione di casi di abusi e dipendenze fra giovani adolescenti nel territorio metropolitano in cui è inserita la scuola. Le manifestazioni di disagio tra le giovani generazioni sono sempre più frequenti e diversificate. I comportamenti antisociali “classici”, come l’abitudine al fumo, l’uso di droghe leggere e l’assunzione di alcolici, sono oggigiorno più complessi, perché accompagnati da una forte dose di aggressività nell’affrontare le situazioni di vita quotidiana sia a scuola sia in famiglia.

Una serie di informazioni sui danni dalle dipendenze e pubblica alcuni consigli degli esperti su come fronteggiare i rischi a cui si può andare incontro. L’alcool assume il ruolo di facilitatore poiché i suoi effetti, in apparenza, possono aiutare il ragazzo a superare ansie e paure. Allo stesso tempo, però, un’assunzione reiterata nel tempo può originare segni evidenti di malessere psico-fisico e comportamenti assolutamente pericolosi. Negli ultimi tempi si è diffuso il ‘binge drinking’, il consumo di più bevande alcoliche in un’unica occasione. Indagini recenti hanno mostrato che l’uso di alcol è frequente già tra gli 13 e i 16 anni di età, nonostante in ambito medico se ne raccomandi il divieto almeno fino ai 17 anni. “Solo a partire da questa età, infatti, l’organismo sarà in grado di metabolizzarlo in modo alquanto corretto. Genitori e insegnanti dovranno mettere al corrente i ragazzi sui rischi legati all’uso dell’alcol. Nei casi più gravi ci si dovrà rivolgere a uno specialista”. 

Perché il fumo in adolescenza? Si tratta di un passaggio critico nella vita dei ragazzi. Viene abbandonato il ruolo di bambino in famiglia e si costruisce una nuova identità, come adulto, nella società. All’interno di questi cambiamenti il fumo potrebbe assumere un ruolo di facilitatore nell’inserimento del gruppo dei pari, una specie di rito di iniziazione. E’ opportuno distinguere tra uso saltuario e dipendenza, caratterizzata da un forte desiderio di fumare e che distrae il ragazzo dai propri impegni quotidiani. Le sigarette confezionate, a mano o elettroniche, sono comunque tutte nocive. E’ importante non giudicare o rimproverare il ragazzo, ma ascoltare e capire se si tratta di un gesto per emulare i compagni oppure una richiesta di aiuto o di automedicamento per alleviare un disagio. Infine, per essere ascoltati è necessario dare il buon esempio.

La cannabis. Secondo dati recenti de dell’Osservatorio europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze, la cannabis è la sostanza stupefacente più consumata al mondo. E tra i 15 e i 22 anni dichiarano di averla consumata almeno una volta nell’ultimo anno e il 17% dei consumatori adolescenti in seguito diventa dipendente. Si arriva al 50% quando viene consumata ogni giorno. Il più importante principio attivo della cannabis, il Delta 9 Tetraidrocannabinolo (THC), agisce su diverse zone del cervello e causa, tra gli altri, effetti negativi su memoria e apprendimento, nonché sui sistemi di regolazione dei movimenti. Genitori e insegnanti devono essere consapevoli che l’abuso di cannabis è tra i principali fattori di rischio di malattia psichiatrica e devono sapere riconoscere alcuni segnali indicatori. Tra questi troviamo modificazioni del comportamento e iperemia congiuntivale (il classico arrossamento oculare). Sono inoltre chiamati a mettersi al fianco degli adolescenti e a mettere da parte toni giudicanti e atteggiamenti repressivi. E’ bene suggerire loro modalità più sane per rilassarsi e far passare il messaggio che per essere accettati dagli altri non sempre bisogna essere euforici o disinibiti.

Giochi online. Si tratta di dipendenze senza sostanze e rientrano in quella più ampia da internet. In generale sono tre i sintomi fondamentali su cui si basa ogni forma di dipendenza, compresa anche quella da gioco: il craving, il desiderio improvviso di assumere una sostanza, l’astinenza (irrequietezza con sintomi fisici e psicologici se non si riesce a giocare) e la tolleranza, intesa come un aumento progressivo del tempo di gioco con disinteresse verso gli hobby precedenti. La perdita del senso di realtà, lo sviluppo di sintomi dissociativi e il ritiro sociale sono le prime conseguenze pericolose causate dall’assorbimento nei mondi virtuali, ma spesso è anche associata l’obesità. Per fronteggiare la dipendenza è fondamentale non sottovalutarne l’entità e avviare interventi terapeutici specifici in strutture che forniscano servizi psicologici a sostegno del giocatore e del suo nucleo familiare.

Questi momenti divulgativi e di confronto” – continuano le docenti referenti – “servono ai ragazzi per approfondire ciò che studiano nelle nostre classi, per elaborare argomenti che toccano le loro sfere e di cui si fa fatica a parlare.”

Molto soddisfatto il dirigente scolastico Raffaele Romano: “La scuola, ovviamente, è parte di un insieme di forze in campo per affrontare le dipendenze, insieme alle famiglie, ai servizi territoriali nelle loro specificità. Specie nelle tecnodipendenze i ragazzi sono molto coinvolti: il loro uso, spesso spropositato, può influire negativamente sulle loro vite. Da lì possono scaturire bullismo, prepotenze, prevaricazioni fino ad arrivare a violenze di ogni tipo: ecco il perché di queste nostre azioni progettuali. Prevenire – conclude il Preside – è sempre meglio che curare“.

E allora se ognuno fa la sua parte in un lavoro di rete, i risultati, come sempre, non tardano ad arrivare.

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