Voci dal carcere: “Lettera al mio papà”

In occasione della Festa del Papà, Nanà mi consegna uno scritto forte, che muove le corde più intime dell’animo.

Caro papà, vorrei oggi poterti dire tante cose, quelle che forse dovrei sussurrarti tutti i giorni ma che vigliaccamente mi riduco a dirti solo in questa ricorrenza che ti festeggia insieme a tutti gli altri genitori. Non so se il ruolo di figlia, inteso quale rispetto ed educazione, dedizione, mi si addice…… ti ho deluso… tu che credevi in me, nella tua numero uno ed eri pronto a raccogliermi sempre, tutte le volte che cadevo … Ti sedevi accanto a me per farmi ritrovare quella forza, quell’autostima persa. Sei stato il mio maestro di vita, nessuno meglio di te ha saputo tenermi stretta quella mano mentre affondavo: tu c’eri e ci sei sempre. Ma io, io non sono stata abbastanza. Oggi ti dico che senza di te non c’è l’avrei fatta e probabilmente (anzi certamente) non so immaginare i miei giorni senza di te, senza i tuoi consigli, senza il tuo sorridere sempre anche quando arriva il momento di versare solo lacrime.

Oggi rivolgo un appello a tutte le mie amiche recluse, a quelle che lontano dal loro papà ancora hanno qualche reticenza: finché ce l’abbiamo il papà, il nostro primo uomo, curiamolo ed amiamolo. Un uomo così non lo troveremo mai più.

Tu, papà, non lasciarmi mai…Oggi che la debolezza prende su di me il sopravvento, voglio dirti che ti amo tanto e senza le tue parole ed i tuoi sguardi non potrò farcela…
Grazie di esserci. Tua Nanà

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