Ricevo e pubblico:
Tra le mura e il pensiero
Ci sono luoghi che segnano e ci sono momenti che trasformano. Il carcere di Secondigliano è stato per me entrambi. Non solo il luogo della detenzione, ma anche quello della rinascita. Qui ho discusso la mia tesi di laurea in Filosofia del Diritto, davanti a una commissione che ha scelto di ascoltare non solo il mio pensiero, ma la mia storia.
Il titolo della mia tesi: “Il nuovo paradigma della giustizia riparativa”: Dialogo, comprensione e ascolto dell’altro nel percorso rieducativo del reo – La giustizia riparativa, un nuovo paradigma per il reo nell’incontro con la vittima.
Un lavoro che ha coinvolto decine di detenuti in uno studio osservazionale, spingendoli a guardarsi dentro, a riconoscere il dolore causato, a cercare un senso oltre la pena. La giustizia riparativa non è una scorciatoia, ma un cammino difficile e profondo, dove il reo non è solo punito, ma chiamato a comprendere, a dialogare, a trasformarsi.
I volti della fiducia
Un ringraziamento particolare al mio Relatore, Prof. Pier Francesco Savona, per il sostegno costante e per aver creduto in me sin dal primo giorno. Estendo con gratitudine il mio pensiero alla Commissione, nella figura della Prof.ssa Francesca Galgano, non solo al comando del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Federico II, ma donna tenace, colta e sempre disponibile. La sua presenza ha dato valore e profondità a un momento che per me ha significato molto più di una laurea: ha rappresentato il riconoscimento di un percorso umano e intellettuale. Poi c’è Gaia, non solo la Prof. ma un’amica, una “vera amica” che resta nel mio cuore.
Il cammino invisibile
La mia rinascita non è stata solo intellettuale. È stata anche spirituale. Nel silenzio delle celle, tra le mura che sembrano chiudere ogni orizzonte, ho incontrato la fede. Non quella imposta, ma quella che nasce dal dubbio, dalla fragilità, dalla ricerca di senso. I cappellani che ho incontrato lungo il cammino — ciascuno con la propria voce, la propria umanità — hanno saputo ascoltarmi senza giudicare, accompagnarmi senza forzare.
La Direzione del carcere mi ha creduto, permettendomi di discuterla proprio lì, dove tutto era cominciato. La Penitenziaria, spesso invisibile agli occhi di chi guarda da fuori, ha svolto il suo ruolo con rispetto e discrezione, rendendo possibile un momento che per me ha significato libertà prima della libertà.
Un pensiero speciale all’educatrice, figura ponte tra il dentro e il fuori, che ha saputo vedere in me non solo il detenuto, ma l’uomo in cammino.
I legami che salvano
In ogni cammino di cambiamento, ci sono volti che non ti lasciano cadere. I miei tre figli sono stati la mia luce nei giorni più bui. Anche da lontano, anche nel silenzio, la loro esistenza mi ha ricordato che avevo ancora un ruolo da giocare, una responsabilità da onorare, un amore da meritare. Il loro sostegno non è stato privo di rabbia, delusione, e per certi versi anche vergogna. Ma è proprio lì, in quella complessità emotiva, che ho riconosciuto la forza del legame: non idealizzato, ma reale. E reale significa resistente.
E mia madre. Donna forte, silenziosa, presente. Ha portato il peso della mia assenza senza mai smettere di credere nel mio ritorno. Anche lei ha attraversato il dolore, la frustrazione, il senso di smarrimento. Ma il suo amore non ha mai chiesto spiegazioni, solo verità. E io ho cercato di costruirla, giorno dopo giorno, per lei e per me.
Antonella, la mia compagna, il mio Amore. Non è la madre dei miei figli, ma li ha accolti come se lo fossero. Con delicatezza, rispetto, e una generosità che non si insegna: si ha, o non si ha. È stata presenza, sostegno, voce amica nei giorni più duri. A volte basta una persona che ti chiama per nome, per ricordarti che esisti. Ha creduto in me e, ancora con più forza, ha creduto in NOI.
Filosofia della rinascita
Oggi guardo al futuro con occhi diversi. Il passato non è un peso, ma una forma di sapere. Ogni errore, ogni caduta, ogni silenzio ha scolpito la mia coscienza. Cambiare non significa voltare pagina: significa cambiare libro. Il volume precedente non si rinnega, si ripone con rispetto sullo scaffale delle esperienze, dove resta come testimonianza di ciò che è stato. Solo chi ha il coraggio di scrivere un nuovo capitolo con inchiostro diverso può davvero iniziare una nuova vita. E quella vita non è una fuga, ma una scelta: consapevole, lucida, libera.
Dal 23 ottobre 2023, giorno in cui mi è stato concesso l’affidamento in prova, ho firmato in questura tre volte alla settimana. Un gesto semplice, ma carico di significato: ogni firma era un passo verso la responsabilità, verso la fiducia, verso la libertà. Ho incontrato la UEPE, ho conosciuto il mio giudice di sorveglianza, mai trattato da scarto della società, rispettato per essere rispettoso e, grazie a loro, l’allargamento dei miei spazi…pian piano con confini più lontani.
La voce … non solo un suono
Il mio servizio al giornale, un settimanale diocesano “La Voce del Popolo” che esperienza, che insegnamenti. Scrivere per essere letti, portare un messaggio nato dal cuore … “LA SPERANZA”. Una Voce da leggere e non solo da ascoltare, una VOCE fatta da uomini e donne, professionisti di umanità. Grazie a loro ho potuto inserire la mia VOCE tra di loro in un coro di Fede, Rispetto e Speranza.
Oggi è il 5 settembre 2025, sarà l’ultima. Non è solo la fine di un obbligo, è l’inizio di una possibilità.
Da oggi riparto. Non da zero, ma da me.
