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Uno studio dimostra il legame tra disturbi intestinali e depressione

Esiste una correlazione tra il microbiota intestinale e l’insorgenza di disturbi a carico dell’umore e della memoria, determinata dalla capacità del microbiota di regolare la produzione di neurotrasmettitori come la dopamina, la serotonina e la noradrenalina.

Infatti uno degli indicatori biologici più affidabili della depressione è l’infiammazione del tratto intestinale, che innesca il rilascio di citosine pro-infiammatorie come TNF-alfa, IL-6 e MCP, in grado di attraversare la barriera encefalica ed influenzare appunto la salute mentale dell’individuo.

E’ stato rilevato, altresì, un collegamento tra disbiosi (che è una condizione clinica che si evidenzia quando parliamo di composizione microbiotica intestinale, ossia lo squilibrio della flora batterica), e la depressione.

I disturbi tendono a presentarsi in soggetti che hanno un costante stato infiammatorio e i predetti fattori mantengono attivo un particolare circuito nervoso che coordina la risposta allo stress e favoriscono condizioni di ansia e depressione. Quando il microbiota intestinale non è in equilibrio, l’intero organismo ne risente: secondo uno studio pubblicato su Nature Microbiology, i batteri intestinali possono produrre composti neuro attivi in grado di influire sullo stato mentale di una persona.

In particolare, su 1.063 soggetti, si è rilevata la correlazione tra stato di benessere o di malessere mentale (in particolare depressione), associato ad una popolazione batterica caratterizzata da un’ampia presenza di Bacteroides dell’enterotipo 2 e dalla carenza di batteri Coprococcus e Dialister.

Attraverso un sistema bioinformatica si è dimostrato come il metabolismo della flora intestinale influisca su quello di diverse sostanze che fungono da neuro mediatori cerebrali, come il Gaba e il triptofano.

Si è dunque appurato che coadiuvanti nelle terapie per ansia e depressione siano i prebiotici e i probiotici e si e’ cominciato a parlare di questi prodotti come veri psicobiotici, data la stretta correlazione tra intestino e disturbi mentali.

Nel contesto della neurobiologia dunque, è chiaro che la disbiosi vada tenuta sotto controllo, per evitare che lo stato infiammatorio possa determinare conseguenze negative rispetto ai disturbi depressivi, da ansia.

Per quanto riguarda i bambini e gli adolescenti, questa attenzione può giocare un ruolo di primissimo piano per la prevenzione di stati infiammatori con effetti sulla barriera vascolare.

*Antonio Giordano, fondatore e direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine della Temple University di Filadelfia e professore di Anatomia ed Istologia Patologica all’Università di Siena (www.drantoniogiordano.comwww.shro.org). 

Si ringrazia FORTUNEITA.com

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