La legge regionale n. 12 del 24 novembre 2001 parla chiaro: i Comuni hanno la facoltà di individuare una sala del commiato destinata alla celebrazione dei riti funebri laici e civili. Un’opportunità che, proprio perché non espressamente obbligatoria, rischiava di rimanere lettera morta. Era stata infatti questa la risposta inizialmente fornita dagli uffici e inoltrata dal Presidente del Consiglio Comunale a fronte delle sollecitazioni giunte dai cittadini.
Una posizione rinunciataria che aveva sollevato l’amarezza e la ferma insoddisfazione del richiedente, Ciro Di Francia, il cui sfogo sui social network aveva riacceso il dibattito pubblico su un tema di fondamentale importanza democratica.
La svolta è arrivata oggi in aula. Raccogliendo l’impulso della richiesta di Di Francia e traducendola in azione politica concreta, il consigliere comunale Riccardo Volpe ha presentato un ordine del giorno che ha incassato l’approvazione di tutte le forze politiche, votato all’unanimità.
La motivazione alla base del testo è netta: garantire un luogo per il commiato laico è «una scelta di civiltà e di rispetto per coloro che non sono seguaci di credenze religiose», un atto di riguardo verso la pluralità e la libertà di coscienza di ogni cittadino nel momento doloroso del distacco.
Archiviata la fase dei cavilli burocratici, si apre ora il capitolo operativo. L’amministrazione comunale sarà chiamata a breve a individuare lo spazio idoneo da adibire a sala del commiato e a redigerne il relativo regolamento di utilizzo, colmando così una lacuna che durava da fin troppo tempo.
