Stabat Mater al Duomo di Pozzuoli

Venerdì 27 marzo la nostra città si prepara ad accogliere un momento di grande valore culturale e spirituale.

Nella splendida cornice della Basilica Cattedrale di San Procolo Martire risuoneranno le note dello Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi, eseguito dalla Nuova Orchestra Scarlatti.

Un capolavoro della musica sacra che ci invita al silenzio, alla riflessione e alla bellezza, nel cuore della nostra comunità.

Un appuntamento che unisce arte, fede e identità, reso possibile anche grazie alla collaborazione con l’Ufficio Musica Sacra della Diocesi di Pozzuoli.

Il destino di Giovanni Battista Pergolesi fu certamente singolare. Nacque a Iesi il 4 gennaio 1710, terzo figlio di Francesco Andrea Draghi, un agronomo al servizio di un architetto militare. Grazie all’aiuto di alcuni nobili di Jesi, poté studiare dapprima nella città natale, poi presso il conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo a Napoli, dove emerse giovanissimo per la sua genialità. Tuttavia, la sua intensa produzione artistica, duró soltanto cinque – sei anni, in quanto si spense a soli 26 anni, il 16 marzo del 1736, per tisi. Si trovava a Pozzuoli quando sopraggiunse la morte, presso il convento dei frati cappuccini, dove si era ritirato per curarsi. È proprio a Pozzuoli che scrisse lo Stabat Mater, che quest’anno in suo ricordo il Comune di Pozzuoli decide di proporre presso il nostro Duomo al Rione Terra.

I contemporanei ne riconobbero certamente il genio, ma la sua figura non si stagliò in maniera particolare sullo sfondo ricchissimo della vita musicale del tempo. Fu soltanto dopo la sua morte, che alcune sue composizioni – gli intermezzi La serva padrona e Livietta e Tracollo, una limitata scelta di arie dai due drammi per musica Adriano in Siria e L’olimpiade, alcune cantate e soprattutto il Salve Regina in do minore e lo Stabat Mater – si diffusero in tutta Europa e divennero in breve tempo oggetto di culto da parte dei melomani. La sua celebrità divenne poi a pieno titolo internazionale nel 1752, in occasione della Querelle des bouffons, disputa intellettuale, che vide gli Enciclopedisti difendere l’arte di Pergolesi contro quella ufficiale e conservatrice dell’Ancien Régime. Rousseau, D’Alembert, Diderot ne esaltarono le caratteristiche di spontaneità, di chiarezza, di naturalezza, che stridevano col ritorno alla convenzione manieristica tanto alla moda in quel tempo. «Pergolesi nacque e la verità fu rivelata», secondo la significativa, lapidaria sentenza di un musicista dell’epoca, Modeste Grétry. Ma dopo questa parentesi, che fu essa stessa una forzatura del significato dell’arte pergolesiana, il collimare di certi aspetti del suo intimismo patetico con tendenze e atteggiamenti della sensibilità preromantica e romantica, e la leggenda del musicista geniale e infelice, dell’artista perseguitato per eminenza di natura e d’ingegno dagli uomini e dal destino, finirono per rendere Pergolesi un simbolo lirico del preromanticismo e del romanticismo europeo. Furono così accentuate le componenti dell’arte pergolesiana, più scopertamente sentimentali, ignorandone altre, non meno importanti. Nel tempo si costruì intorno all’artista un alone mitico, dal quale per lungo tempo è stato difficile ricostruire la reale complessità estetica. La sua prematura scomparsa contribuì a fare di un mito anche la sua vita.

L’evento è inserito nel Cartellone degli Eventi metropolitani 2025/2026.

Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.

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