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Scudo penale, obbligo vaccinale e oligarchie

Ricevo e pubblico*

*di Sergio Mantile – sociologo

All’inizio del primo confinamento (di certo quello era un lockdown!), subito dopo il discorso con cui l’allora Presidente del Consiglio Conte ne aveva dato l’annuncio alla nazione, uno psicologo, interpellato da un giornale, riferì che Conte non gli era parso convincente. Aveva adoperato – a suo parere – un tono troppo pacato e bonario, rispetto a quello fermo, e anche eventualmente duro, che avrebbe potuto mostrare per essere rassicurante. Lo psicologo portò ad esempio il famoso discorso di Wiston Churchill, subito dopo la sconfitta anglo-francese a Dunkerque, nel 1940. Quello – per intenderci – nel quale il premier britannico prospettò al popolo inglese molti lunghi mesi di lotta e di sofferenza.
Il paragone fatto dallo psicologo evidenzia a mio parere una profonda debolezza concettuale: i Tedeschi avevano realmente sconfitto in guerra Belgio e Francia e costituivano una imminente minaccia di invasione; della pandemia covid-19, invece, all’inizio del 2020 si sapeva ancora poco e male; inoltre nel suo discorso, Churchill non prospettò solo sofferenze, ma infuse anche grande coraggio ai suoi compatrioti, demoralizzati dalle sconfitte appena subite, ribadendo che loro avrebbero combattuto senza arrendersi mai; ecc.

Sulle riflessioni dello psicologo, inoltre, mi colpì il ricorso all’idea della forza come strumento di persuasione, in luogo dell’argomentazione razionale (per quanto, eventualmente, colorita da immagini oratorie). Sembrava quasi che una tipica modalità della tradizione dirigente italiana, ossia l’atto autoritario imposto con il vigore (dell’espressione o della legge è quasi lo stesso) a compensazione e cancellazione della propria incapacità amministrativa e direttiva, si fosse inconsciamente insinuata nelle considerazioni del citato scienziato della psiche.

Mi è tornato alla mente molte volte, negli ultimi giorni, questo paragone del condottiero che sferza il suo popolo, per indurlo a sopportare prove durissime (per le quali, però, il nostro condottiero non è né pronto né avvezzo). Era lo stesso tenore argomentativo che ho sentito in diversi telegiornali, portato avanti indifferentemente da giornalisti progressisti e conservatori, per i quali le incertezze dei cittadini riguardo ai vaccini erano dovute non ad una varietà di accadimenti, verificabili oggettivamente, ma ad una comunicazione non abbastanza univoca e inflessibile. Non ai dubbi sull’efficacia e sui rischi per la salute dei vaccini stessi, dei quali validità e rischi, di fatto, sono stati in larga parte testati direttamente sui cittadini; non alle gravi contraddizioni della classe politica (una parte della quale per lungo tempo ha negato la pericolosità della pandemia e persino la necessità di adoperare la mascherina, salvo poi, di colpo, coinvolta in responsabilità governative e di allocazione delle risorse rese disponibili dalla Comunità europea, riconoscerla, includendovi la mascherina e puntando alla vaccinazione di massa); non ad una gestione che nella parte delle regioni si è dimostrata spesso del tutto inadeguata. E nemmeno ad una informazione pubblica i cui contenuti sono stati macerati nelle dicotomie rozzamente semplificative di posizioni pro vaccini e no-vax, di atteggiamento scientifico e negazionista, ecc. Non a tutto questo, ma, semplicemente, ad una informazione non costantemente direttiva.

In questa ottica, i cittadini sono di fatto considerati alla stregua di mandrie di buoi che corrano di notte durante una tempesta: i tuoni, per canalizzarli opportunamente, sarebbero dovuti esplodere tutti dallo stesso lato.

A fronte di inefficienze, ritardi, errori, atteggiamenti spregiudicatamente cinici di alcune parti politiche, del tutto indifferenti alle sorti fisiche ed economiche della popolazione; a fronte di vistosi fallimenti amministrativi di regioni eccellenti,  dell’inconsistenza delle azioni di contrasto ai tentativi della criminalità organizzata di sfruttare a suo vantaggio le difficoltà economiche create dal confinamento prolungato, dell’accentuarsi delle povertà educative prodotte dalla didattica a distanza, a fronte della soggezione dei governi alle pretese delle case farmaceutiche e alle guerre geopolitiche per l’affermazione di un vaccino europeo o di quelli americani, il piccolo ministro della Funzione Pubblica  sferza “i furbetti del lavoro a distanza” e adesso il Governo impone da un lato lo scudo penale per gli operatori sanitari coinvolti nelle operazioni di vaccinazione e dall’altro impone – sollevando non pochi dubbi sulla sua costituzionalità – l’obbligo del vaccino per alcune categorie di lavoratori.

Non si ha la forte sensazione che, nell’alveo di una lunga tradizione politica italiana, si copra l’insuccesso con l’atto di forza?”

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