“SCOSSA”: la poesia della fragilità umana

Con “SCOSSA”, Max Luongo trasforma l’esperienza del terremoto in una riflessione intensa sulla vulnerabilità dell’uomo davanti alla forza della natura.
I versi non raccontano soltanto un evento sismico, ma descrivono soprattutto ciò che accade dentro chi lo vive: il trauma improvviso, la perdita di equilibrio, il senso di impotenza.

L’autore sceglie un linguaggio essenziale, diretto, quasi fisico. La scossa “rimescola l’anima nei fluidi del corpo”, un’immagine potente che unisce paura, percezione corporea e smarrimento emotivo. È la descrizione di un’esperienza che interrompe brutalmente la normalità e costringe l’essere umano a confrontarsi con la propria fragilità.

Particolarmente efficace è il passaggio dedicato all’“eco” del terremoto: anche quando il movimento finisce, il corpo e la mente continuano a riviverlo. È il segno psicologico lasciato dall’evento, quella memoria involontaria che trasforma il silenzio successivo in un “silenzio assordante”.

Nei Campi Flegrei, come in ogni territorio segnato dal rischio sismico, la paura non termina con la fine della scossa: resta sospesa nei pensieri, nelle abitudini, nell’attesa.

Max Luongo riesce a condensare in pochi versi una delle sensazioni più profonde dell’esistenza contemporanea: la consapevolezza della piccolezza umana di fronte a una potenza naturale incontrollabile.
Ed è proprio questa autenticità emotiva a rendere “SCOSSA” un testo intenso, attuale e profondamente umano.

“SCOSSA”
Svegliarsi quando è presto,
troppo presto per essere sveglio.
Sentire la terra che trema,
una scossa che rimescola
l’anima nei fluidi del corpo.
Viverla tutta dall’inizio alla fine,
provare un senso di smarrimento,
sentirsi vuoti nel vuoto,
impotenti contro una potenza.
E quando è finita la minaccia
continuare a sentirla ripetutamente
come l’eco in una valle
fino a disperdersi nel nulla
ma non nella tua mente
che lo riproduce contro volontà.
Poi alla fine il silenzio assordante,
la nausea prodotta dall’angoscia
La piccolezza dell’essere.
La fragilità dell’esistenza.

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