Pride, il web attacca, Bacoli risponde con la piazza

Un lungo corteo con musica e colori

Cittadini, giovani, famiglie con bambini, associazioni, comitati e rappresentanti delle istituzioni hanno partecipato ieri al primo Pride dei Campi Flegrei, trasformando le strade di Bacoli in un grande spazio pubblico di incontro e rivendicazione.

A sfilare anche i sindaci di Bacoli e Quarto con la fascia tricolore, insieme a esponenti dell’associazionismo e della società civile. Una presenza istituzionale che ha dato alla manifestazione un ulteriore significato: quello di una comunità che, pur nelle differenze, sceglie di rendersi visibile e di discutere apertamente di diritti, inclusione e futuro del territorio.

Il Pride non è stato soltanto una festa. Gli organizzatori hanno messo al centro anche temi che riguardano la vita quotidiana dei Campi Flegrei: casa, lavoro, sanità, mobilità, disabilità, ambiente e condizioni delle persone che vivono un territorio già segnato da una lunga emergenza.

Ma mentre la strada restituiva immagini di partecipazione, il web si trasformava ancora una volta in un’arena. Accanto ai commenti favorevoli sono comparsi attacchi, giudizi e insulti rivolti alla manifestazione e a chi vi ha preso parte.

Il dissenso è legittimo. Si può non condividere il Pride, contestarne le rivendicazioni, criticare la presenza delle istituzioni o ritenere che altre emergenze del territorio debbano avere la priorità. Il confronto, anche duro, fa parte della democrazia. Gli insulti sono un’altra cosa.

E soprattutto non è accettabile trasformare la presenza di famiglie e bambini in un pretesto per attaccare indiscriminatamente chi ha partecipato. Una famiglia che porta un bambino in una manifestazione pubblica non deve essere automaticamente messa sotto accusa. Si possono discutere contenuti e modalità, ma senza costruire una narrazione fatta di sospetti e demonizzazioni.

La vera fotografia di ieri non è quella restituita dai commenti più estremi sui social. È quella delle strade di Bacoli: persone diverse che hanno scelto di esserci, famiglie che hanno partecipato, associazioni che hanno portato le proprie istanze e amministratori che hanno deciso di rappresentare istituzionalmente una parte della propria comunità.

I Campi Flegrei vivono una stagione difficile. Il bradisismo, gli sgomberi, l’emergenza abitativa, i problemi della sanità e dei trasporti sono questioni enormi, che meritano attenzione quotidiana. Ma sostenere che la presenza di un Pride renda meno importanti queste emergenze significa porre problemi diversi in una contrapposizione che non necessariamente esiste.

Una comunità può occuparsi contemporaneamente della sicurezza delle proprie case e della dignità delle persone. Può chiedere risposte sul bradisismo e, nello stesso tempo, manifestare contro le discriminazioni. Può parlare di emergenza abitativa e di diritti civili.

Il punto, alla fine, non è stabilire chi abbia il diritto di stare in piazza. Il punto è riconoscere che la piazza è di tutti. Chi non condivide può contestare. Chi condivide può manifestare. Nessuno, però, dovrebbe diventare bersaglio di odio o di insulto per aver scelto di partecipare.

Ieri Bacoli ha mostrato una comunità pluralista e trasversale. Il web ha mostrato il volto opposto. Ma il fatto che se ne parli così tanto rende ancora più riuscita la manifestazione e ne risalta il valore.

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