Un’inaugurazione quasi felpata, consumatasi in una cerimonia ristretta, per quella che avrebbe dovuto essere una festa collettiva. La nuova stazione della Cumana di Pozzuoli, Villa Santa Maria, ha aperto ufficialmente i battenti alla presenza delle autorità regionali, comunali e di una selezionata cerchia di addetti ai lavori. Grandi assenti della giornata i cittadini flegrei, lasciati al di fuori di un momento atteso per mesi.
Un controsenso narrativo, se si considera il lungo e complesso iter che ha preceduto l’opera. Per mesi la comunità locale ha dovuto convivere con cantieri, deviazioni, polvere e disagi alla viabilità, sostenendo il peso logistico di una trasformazione urbana importante, per non parlare dell’isolamento e degli scarsi collegamenti alternativi per i pendolari. Quando è arrivato il momento di celebrare la fine dell’attesa, le porte si sono aperte solo per pochi. Perfino la copertura informativa ha viaggiato su binari preferenziali, lasciando ai margini anche la presenza diretta del servizio pubblico televisivo e della pluralità dell’informazione locale.
Sul fronte operativo, l’avvio della struttura si presenta cauto. Il servizio riparte con un’offerta a binario unico e corse cadenzate ogni 30 minuti, un assetto transitorio in attesa del completamento dell’infrastruttura a doppio binario che, secondo quanto comunicato in prefettura il 17 luglio ai comitati riuniti, avverrà a fine gennaio 2027, salvo imprevisti.
Il Portavoce del Comitato Pozzuoli Sicura ha chiesto ai responsabili EAV come risolvere il tremolio denunciato da molti cittadini per il passaggio sotterraneo dei convogli ed è stato rassicurato che con i nuovi treni questi disagio è notevolmente attutito.
Resta l’amarezza per l’occasione perduta sul piano del metodo. Le opere pubbliche, specie quelle destinate a cambiare la quotidianità dei trasporti locali, vivono del consenso e della condivisione con il territorio. Inaugurare un’infrastruttura al riparo dal confronto con gli utenti rischia di affievolire il valore del traguardo raggiunto, trasformando un momento di comunità in un’autoreferenziale passerella per pochi eletti.
