Prosegue il percorso di internazionalizzazione di ArtGarageDanceCo, che nel 2026 torna oltreoceano con “Il mare che ci unisce”, creazione coreografica di Emma Cianchi, con le musiche originali di Lino Cannavacciuolo, presentata in Guatemala in doppia data tra Città del Guatemala e la regione del Petén, nel nord del Paese.
Lo spettacolo è presentato dall’Istituto Italiano di Cultura di Città del Guatemala e segna la chiusura ufficiale della Bienal de Arte Paiz 2025, una delle più importanti manifestazioni artistiche dell’area centroamericana, promossa dalla Fundación Paiz con il sostegno dell’Ambasciata d’Italia in Guatemala.
Come sottolineato dall’Istituto Italiano di Cultura, Il mare che ci unisce è «un’opera che intreccia mito, memoria e corpo in movimento, ispirata al mare come spazio di incontro». La creazione dialoga con il tema curatoriale della Biennale, L’Albero della Vita, sviluppato da Eugenio Viola, trasformando la danza in un gesto rituale e in un dispositivo di connessione tra corpi, storie e territori.
Dopo il debutto internazionale al Jacob’s Pillow Dance Festival negli Stati Uniti, Il mare che ci unisce prosegue così il suo percorso internazionale, confermando la vocazione del progetto a muoversi tra contesti culturali differenti e a costruire ponti simbolici e reali tra comunità lontane.
La prima presentazione avrà luogo a Città del Guatemala, mentre la seconda tappa porterà lo spettacolo nel Petén, regione di straordinaria forza simbolica e paesaggistica, cuore della civiltà Maya. In questo territorio dominato dalla giungla pluviale e da siti archeologici di rilevanza mondiale – come Tikal, patrimonio UNESCO, Yaxhá e Nakum – la performance si inserisce in un contesto in cui memoria ancestrale, natura e presenza umana convivono in un equilibrio potente e suggestivo.
“Il mare che ci unisce” indaga la relazione come spazio condiviso, attraversando i temi della distanza, dell’alterità e dell’appartenenza. Il corpo diventa luogo di passaggio e di ascolto, capace di accogliere stratificazioni emotive e culturali diverse, in dialogo con lo spazio e con le comunità che lo abitano.
Con questa nuova esperienza internazionale, ArtGarageDanceCo conferma il proprio impegno nella diffusione della danza contemporanea italiana all’estero, rafforzando una rete di collaborazioni istituzionali e artistiche che guarda anche oltre l’Europa.
Il mare che ci unisce
Creazione ispirata alla Sibilla Cumana dove la danza diventa rito collettivo che evoca storie e racconti identitari del Mediterraneo.
Un omaggio a Cuma, prima colonia greca d’Italia, e alle figure femminili dell’Eneide che animano i capitoli ambientati nei Campi Flegrei. Un omaggio alle donne dell’antichità, alla loro forza e alla loro eredità che continua a ispirare.
Riti, oracoli e gesti arcaici avvolgono lo spettatore in una dimensione mantrica, sospesa tra il respiro delle onde e una voce delicata, incessante, che sembra emergere dal sottosuolo vulcanico e dalla memoria antica del luogo.
Il mare come metafora e simbolo di una coesione universale tra i popoli: attraverso le sue onde, miti, tradizioni e memorie migrano, si intrecciano e generano un immaginario condiviso.
La Sibilla Cumana, a cui gli dei avevano concesso l’eternità ma negato l’eterna giovinezza, scriveva destini su foglie affidandole al vento: bastava un soffio, un vortice improvviso, e l’ordine cambiava, trasformando il senso delle profezie. Di lei restò solo una voce velata e antichissima che come un’eco attraversa i secoli, un canto sottile portato dalle onde.
