Si è spento lo scorso lunedì 6 aprile Romano Caruso, un uomo buono, che ha dedicato la propria esistenza al servizio delle istituzioni. I funerali si sono celebrati martedì presso il Santuario di San Gennaro.
Nato a Capua nel 1932, Romano é cresciuto sotto l’influenza del padre, ufficiale dei Carabinieri a Pozzuoli. Dopo aver intrapreso gli studi magistrali, onorò il servizio militare dal 1953 al 1959 come ufficiale di fanteria. La sua carriera nell’esercito lo vide impegnato in ruoli di grande responsabilità: prima come comandante e istruttore del plotone Pionieri a Napoli, e in seguito al comando della I compagnia detenuti di Gaeta.
Tuttavia, nel 1959, la vocazione per l’insegnamento ebbe il sopravvento. Lasciata la divisa, Caruso scelse di dedicarsi interamente alla scuola. Nel 1960 sposò la collega Ida Pontillo e dall’unione sono nati tre figli, di cui due viventi; proseguì la sua formazione accademica presso la facoltà di Magistero dell’Università di Salerno. Il suo impegno lo portò a vincere il concorso come Direttore Didattico, ruolo che ricoprì con dedizione fino al termine del servizio, distinguendosi anche come Presidente in numerose Commissioni di concorso per docenti.
Uomo di vasta cultura, Caruso non limitò mai i suoi interessi alle sole mura scolastiche. Grande appassionato d’arte e frequentatore di gallerie e studi di pittori famosi, nel 1972 pubblicò un saggio critico divenuto punto di riferimento per molti: “La Pittura. Linguaggio? Arte? Cultura? – Quando?”.
Cavaliere dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, viaggiatore instancabile, esplorò la Mesoamerica, il Vicino Oriente e l’Anatolia, studiando le diverse discipline con un unico, grande obiettivo: dare una risposta razionale alla domanda su Dio.
Da questa ricerca nacquero le sue opere più intime e complesse, i due saggi intitolati “DIO – chi è costui?”, in cui Caruso analizzò la divinità attraverso una prospettiva rigorosamente storica e scientifica, cercando di riconciliare il dubbio umano con la prova documentale.
Con la scomparsa di Romano Caruso, il territorio perde un intellettuale poliedrico, un uomo che ha attraversato il Novecento con la schiena dritta e la mente sempre aperta al mistero della conoscenza.
