Sono passati 9 anni da quel martedì di fine estate che Pozzuoli non dimenticherà.
Alle 12:30 circa del 12 settembre 2017, all’interno del cratere della Solfatara, si aprì una voragine in un’area interdetta al pubblico, vicino alla famosa “caldaia”. Le piogge torrenziali dei giorni precedenti avevano reso instabile il terreno friabile, formato da sabbie e fango bollente.
In quella voragine cadde un bambino di 11 anni, in visita con la famiglia veneta. Il padre, 45 anni, si lanciò per salvarlo, seguito subito dopo dalla madre, 42 anni. I tre morirono in pochi minuti, soffocati dai gas a oltre 100 gradi e dal fango bollente.
Si salvò miracolosamente il secondogenito di 7 anni, rimasto dietro la recinzione.
La Procura di Napoli dispose subito il sequestro dell’area dell’incidente, poi esteso all’intero cratere per carenza di misure di sicurezza per visitatori e lavoratori. La Solfatara, che era gestita da un privato e ospitava anche campeggio e ristoro, rimase chiusa per 6 anni.
Solo nel 2023 l’area è stata dissequestrata e affidata al Parco Regionale dei Campi Flegrei per una futura riapertura in sicurezza.
Oggi il cratere è ancora chiuso al pubblico. Il bradisismo che stiamo vivendo rende quella zona ancora più fragile e sorvegliata dall’INGV.
I cittadini si chiedono, pur nel ricordo della tragedia per la perdita di tre vite umane, quando riaprirà la Solfatara, in condizioni di massima sicurezza , da tutti considerato un importante attrattore dal punto di vista turistico e scientifico?
