Povertà educativa e formativa

Più istruzione: il nostro meridione si salva così - di ennio silvano varchetta

Dalle recenti tragiche notizie della violenza sulle bambine a Caivano e dell’uccisione del giovane musicista nel centro di Napoli vogliamo anche noi fare alcune riflessioni.

Partiamo da un allarmante dato: la povertà educativa dalle nostre parti: non solo è elevata ma è addirittura in forte crescita nell’intero Mezzogiorno.

Stando infatti ad una recente indagine del quotidiano Sole 24 Ore sui titoli di studio della popolazione residente oltre i 10 anni emergono risultati sconfortanti.

Le dieci province con il più alto tasso di abitanti con basso livello di istruzione, cioè uguale o inferiore alla licenza media, si trovano tutte nel Meridione. Specifichiamo che la categoria include anche gli analfabeti, gli alfabeti privi di titolo di studio, oltre ai possessori di licenza elementare o media.

Chiaramente questo è un dato meramente geografico, che non tiene conto delle disuguaglianze derivanti dallo status socio-economico della famiglia d’origine che, come sappiamo, incide pesantemente sulle scelte scolastiche e sul percorso.

Ma soprattutto non dà conto del gap reale delle periferie meno connesse in termini di infrastruttura. Per avere una mappa reale e dettagliata dello svantaggio di istruzione servirebbe il dato, più complesso e articolato, a livello comunale.

Questa situazione non fa altro che approfondire lo storico divario economico, sociale, produttivo tra il Nord e il Sud delPaese, un abisso insanabile se non si affronta e risolve seriamente la problematica della miseria educativa, la quale condanna alla indigenza permanente milioni di ragazzi che saranno gli adulti di domani. Giovani che non possono né creare né immaginare un futuro diverso da quello che sembra già segnato per loro, dal momento che solamente l’istruzione può affrancare l’individuo da qualsiasi forma di sottomissione, abuso, sopruso, sfruttamento.

Solo l’istruzione, ovvero l’acquisizione della consapevolezza dei propri diritti e dei propri doveri nonché di abilità nello svolgimento di certi mestieri, mansioni, professioni, ruoli, può determinare nell’individuo il desiderio di crescere, evolvere, fornendogli, allo stesso tempo, gli strumenti e le opportunità per poterlo fare, al di là di qualsiasi condizionamento esterno.

Una persona non istruita non diventa mai cittadino, resta suddito alla mercé di chiunque intenda servirsene. Ecco perché la povertà educativa avvantaggia, in particolare, quella criminalità organizzata che, pur operando ormai su tutto il territorio nazionale, mantiene spesso le sue basi logistiche e le sue radici proprio nella terra bella e dannata che è il nostro Sud.

Finché non apriremo realmente gli occhi su questa drammatica realtà, ogni sforzo finalizzato a liberare il Mezzogiorno dagli assoggettamenti che lo vincolano sarà vano.

Non saranno sufficienti gli investimenti di qualsiasi tipo. È necessario prima di tutto puntare adeguatamente nella formazione scolastica, incoraggiando giovanissimi e giovani allo studio, facendo in modo che i livelli di istruzione lievitino.

Il Mezzogiorno non può fondarsi su aiuti passivi, su sussidi di varia natura, su forme di assistenzialismo senza creare formazione e lavoro vero. Le istituzioni devono esprimere il valore della propria gente, creare offerta e domanda di lavoro, originare ricchezza mediante il suo capitale umano. La politica è giusto che legiferi proposte progettuali non inducendo i cittadini ad accontentarsi, a rassegnarsi, ma ad essere laboriosi e cercare la propria gratificante collocazione professionale.

Sono decenni che, per il Parco Verde di Caivano, come per Scampìa ed altri territori “difficili” di Napoli ma non solo,  si torna ciclicamente aparlare di degrado, violenza, camorra, impossibilità di vita normale. Si è soliti annunciare e magari pureattuare nel tempo una serie di interventi che tendono a “riparare” la parte del problema oppure costruendo o cercando di riqualificare. Ma non basta. Ci associamo a chi ha affermato che l’unica speranza è mettere in campo interventi/programmi concomitanti che vadano dalla riqualificazione urbanistico-edilizia a quella sociale ed economica, alla sicurezza personale degli abitanti. In particolare, sottolineiamo subito scuola a tempo pieno e istituti scolastici come centri di comunità, dove gli abitanti possano riconoscere la presenza forte, consapevole e vigile dello Stato e delle istituzioni locali.

La riqualificazione profonda dei quartieri-ghetto costruiti in fretta e male negli anni del dopo-terremoto dell’80 è una sfida da vincere a tutti i costi: Parco Verde, Salicelle, Piano Napoli e tutti gli altri, abbandonati colpevolmente a se stessi non sono diventati soltanto generatori di violenza e di manovalanza perla criminalità, ma soprattutto degradate prigioni per migliaia di famiglie indigenti. Lo scempio degli stupri sulle due bambine e poi l’uccisione del giovane musicista ha riacceso i riflettori su realtà tristemente note.

Sappiamo di dire una cosa forte, e forseirrealizzabile, ma quelle case in questi territori andrebberoabbattute e le periferiecompletamente ripensate. UnoStato forte, determinato a far rifiorire le comunità non dovrebbe esitare: scuole, sport, servizi, bus sono il minimo sindacale, la vera vittoria sta nel restituire alle persone la loro dignità, a rispolverare i veri valori e a ridare rispetto ad un’umanità distante e scollegata.

Non una cultura rivolta al basso, dunque, a ridimensionare aspettative e ambizioni, ma puntare al rialzo. E poi un altro aspetto da sottolineare, per nulla marginale: la quota di non istruiti, di analfabeti, di semi-analfabeti o alfabeti senza titolo da spendere sul mercato del lavoro include le donne.

Si parla tanto e purtroppo di violenza di genere, femminicidi, ma non si realizza nulla di effettivamente concreto per rendere le donne più libere, per emanciparle davvero. E ciò che le riscatta è proprio l’istruzione, una sorta di garanzia rispetto al rischio di legarsi ad un uomo prematuramente e materialmente, a vita. Una ragazza senza studi che non trova occupazione è dipendente dal punto di vista economico, più di frequente legata al compagno violento, al coniuge abusante, a colui che talvolta arriva persino ad ucciderla, dopo averla già annientata psicologicamente.

Allora forse, anche se scontato, il consiglio migliore che si possa dare alle ragazze è di studiare. Ma non basta. Dobbiamo assicurarci che lo facciano veramente. Senza mai dimenticare, ovviamente, di educare i maschietti al loro sacrosanto rispetto.

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