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Pianura: esperti a confronto per commentare le FOIBE

Il Vicesindaco Filippone e il presidente Saggiomo ospiti dell'associazione L'ElzeViro

di ennio silvano varchetta

Oltre duecentocinquanta mila gli sfollati e oltre cinquemila gli italiani torturati, assassinati e gettati nelle famose fenditure carsiche, le Foibe, usate come vere e proprie discariche dalle milizie comuniste slave del maresciallo Tito alla fine del Secondo conflitto mondiale, hanno rappresentato negli anni, una pagina di storia triste da ricordare e commemorare. Violenza e morte da un lato e vera e propria pulizia etnica dall’altro, che colpì in modo feroce e generalizzato una popolazione inerme e incolpevole.

Le Foibe, dunque, rappresentano la tragedia degli italiani istriano-dalmati costretti ad abbandonare le proprie case dopo la cessione d’Istria, Fiume e Zara alla Jugoslavia, seguita alle vicende belliche e ai Trattati di Parigi firmati il 10 febbraio 1947. Nel 2004 il Parlamento italiano ha istituito il Giorno del Ricordo proprio per commemorare quest’esodo e per la memoria delle vittime dei massacri delle profonde cavità naturali, tipiche della Venezia Giulia, usate durante la guerra e nell’immediato dopoguerra, per far sparire i corpi dei morti nei combattimenti tra nazifascisti e partigiani, e occultare le vittime provocate dal movimento di liberazione sloveno e croato.

E anche Napoli, partendo da Pianura con collegamenti ed interventi da diverse città italiane, quest’anno, ha sentito la necessità di un dibattito con un Convegno da remoto cercando il più possibile di restare sugli aspetti puramente storici, senza cadere nelle troppo facili polemiche ideologiche tra destra e sinistra. “Pensiamo – dicono gli organizzatori – in modo inconfutabile che ogni dramma non vada confrontato con altri, per scongiurare il rischio di generare altro dolore“.

Il nutrito gruppo di relatori si è alternato sulla piattaforma moderato dal giornalista e presidente de L’ElzeViro, Ennio Varchetta. I saluti istituzionali sono giunti dal vicesindaco di Napoli, la preside Mia Filippone che complimentandosi ha sottolineato l’importanza di tali simposi, e come il ricordo storico di eventi tragici sia un messaggio di speranza per le nuove generazioni; e dal presidente della IX Municipalità, Andrea Saggiomo, il quale ha rimarcato l’esigenza di avere e potenziare questi momenti divulgativi e di confronto  che coinvolgano i territori periferici in un significativo lavoro di rete.

Gli argomenti hanno spaziato dall’excursus storico dell’immediato dopoguerra alla foiba di Basovizza, dal film Il cuore nel pozzo al romanzo di Carlo Sgorlon, dallo storico incontro di Mattarella con il presidente sloveno alle opere artistiche di un noto pittore friulano. Hanno relazionato sul delicato tema il docente della Federico II Franco Vittoria, il dirigente scolastico Antonio Scarfato, il sociologo Antonio Foti, il vicario generale dell’Ordine dei Vocazionisti don Ciro Sarnataro, il direttore de “La Voce” Luigi Panico, i docenti Mina Di Nardo e Giovanni Schioppo ed infine l’ingegnere Guido Botteri, esule giuliano-dalmata.

Proprio il dott. Botteri ha emozionato la platea con i suoi racconti a tratti molto toccanti. In tenera età è dovuto scappare con i suoi genitori dalla sua città di origine, Zara. Zara, capoluogo della Dalmazia, fu infatti la prima città a svuotarsi poiché decine di bombardamenti anglo-americani consumatisi tra il ’43 ed il ’44 rasero al suolo l’80% degli edifici. L’arrivo poi, nella primavera del 1945, delle forze jugoslave diede il via a una nuova fase d’infoibamenti: furono eliminati, non soltanto militari, poliziotti, impiegati civili e funzionari statali, ma, in modo almeno apparentemente indiscriminato, cittadini di ogni categoria, e furono uccisi o internati in campi tutti coloro che avrebbero potuto opporsi alle rivendicazioni jugoslave.

Molti vissero il dramma dello sradicamento, della privazione e della necessità di inventare un nuovo altrove lontano dalla propria casa. Tuttavia il silenzio e il mancato riconoscimento degli effetti è il dolore più profondo ancora da rimarginare. “Oggi – rimarcano gli organizzatori –  “nella nostra vita civile, anche se in altre forme, purtroppo l’odio esiste ancora: si odia per gelosia, per invidia, per competizione e anche per gioco. E allora è giusto commemorare questo giorno per conoscere, per capire, per scegliere. E per scongiurare sbagli ed errori: il rispetto, la tolleranza, la bellezza della vita, sempre e comunque“.

Parole che guardano al domani, senza scordare il passato e disinnescano le strumentalizzazioni, che devono lasciare il posto alla pacificazione dopo una faticosa opera di distensione.

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