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Pianeta Scuola: Emanuela Guarnieri intervista Ennio Silvano Varchetta

SCUOLA NEL CAOS: REGOLE POCO CHIARE, RISCHIAMO LA DAD PER UN ALTRO ANNO

In queste settimane diverse sono state le ipotesi per l’inizio del nuovo anno scolastico ormai imminente. Abbiamo incontrato il professor Ennio Silvano Varchetta docente di scuola secondaria e giornalista pubblicista.

Partiamo dai problemi dell’anno scorso.
Il governo non riuscì a obbligare gli enti locali a seguire la sua linea. Oggi ci sono indicazioni troppo vaghe“.
In che senso?
Un giorno si dice una cosa, il giorno dopo se ne propone un’altra… I docenti e i dirigenti sono molto preoccupati per l’inizio della scuola. Io personalmente non vedo quell’indirizzo chiaro, quelle indicazioni solide che servirebbero. Vedo invece che si delegano al territorio di appartenenza“.
Alle scuole, intende?
Ai presidi o alle scuole si delegano decisioni delicate che invece i ministri e il governo dovrebbero prendere in modo netto senza che possano essere interpretate o aggiustate. Si disse che saremmo ripartiti a settembre con tutte le carte in regola e soprattutto in presenza. Ora, a pochi giorni dal suono della prima campanella dell’anno, i dubbi e le perplessità sono tante”.
Un anno fa le misure non hanno funzionato e sappiamo come è andata: scuole chiuse dopo poche settimane. Oggi è diverso?
L’anno scorso il governo non è stato in grado di obbligare le Regioni e i sindaci a seguire le sue indicazioni. Ha avuto una grande difficoltà ad essere assertivo. A gennaio, un anno dopo l’inizio dell’emergenza, c’erano diverse regioni, fra cui la Campania, che davano indicazioni diverse sulle modalità e la data di ritorno in classe“.
Lei è stato impegnato in progetti pedagogici di inclusione, contro la dispersione scolastica e poi di Educazione alla legalità e con enti e istituzioni esterne.
Anni di esperienza e passione in realtà difficili del nostro territorio cittadino e della sua provincia. Gli alunni difficili si recuperano solo facendo rete: scuola, famiglia, servizi sociali, parrocchie, tribunale dei minori… In questo anno e mezzo di emergenza sanitaria, invece, ho imparato che alle scuole devono arrivare messaggi netti, chiari, precisi. Sulle questioni sanitarie non ha senso invocare l’autonomia didattica. Quella riguarda le modalità di insegnamento, non le decisioni sul Covid“.
Quali misure non la convincono ora?
Non si può dire: il distanziamento di un metro tra banchi è una misura preventiva, ma se non potete, non importa, basta la mascherina. O dire aprite le finestre per cambiare l’aria: sono indicazioni imprecise che non servono ai dirigenti per prendere decisioni. E sui trasporti: limite all’ottanta per cento della capienza. Bene ma chi controlla?”.

Il controllore, dice il ministro.

Ho qualche difficoltà a vedere rispettato il limite nella metropolitana di Napoli, nella circumflegrea/cumana e ancor di più sugli autobus. Sono indicazioni che servono a far stare tranquillo chi le prende, ma sono acqua fresca.  I nostri giovani, lo sappiamo, sono imprevedibili e spesso superficiali e sprezzanti del pericolo. Sono state dette tante cose e fatte altrettante raccomandazioni sull’uso delle mascherine: le FFp2 sono meglio delle chirurgiche, le FFp3 sono ancora più protettive…ecc. E poi in tanti luoghi non viene fatto rispettare il loro obbligo, assistere nei centri commerciali o anche per strada che gruppi di giovani ed adolescenti che scorazzano abbracciandosi e baciandosi incuranti del pericolo contagio“.
Gli studenti vaccinati tornano dopo sette giorni, i non vaccinati dopo dieci.
Le Asl e i presidi di fronte alla decisione di chiudere e riaprire una scuola, se c’è un focolaio, adotteranno misure protettive per il decisore, quindi la Dad sarà inevitabile. Ci vogliono modelli, indicazioni non interpretabili. Mi immagino i conflitti nelle scuole. Un genitore, magari poco convinto, vaccina il figlio per farlo andare in presenza e poi se lo ritrova in Dad. Non capisce più nulla. Deve sapere che cosa e perché succede. Chi sono i contatti stretti? Quello del banco vicino, tutta la classe? Se il positivo è il prof di Musica, 9 classi vanno in quarantena?
Lei è per l’obbligo della vaccinazione degli insegnanti?
Ma certo. I dati ci dicono che oltre il 90 per cento sono vaccinati o esentati per motivi di salute. Lasciamo un paio di settimane alla Regione per recuperare il ritardo organizzativo e poi mettiamo l’obbligo: i non vaccinati saranno una minoranza di irriducibili per i quali devono essere prese decisioni appropriate come avviene nella Sanità“.
Ma ci sarà qualcosa che farà sì che le cose vadano meglio dello scorso anno?
Credo nei tavoli del prefetto che da mesi ha fatto un buon lavoro. E’ buona anche l’idea dei test salivari a campione per gli studenti più piccoli. Se sono fatti bene con un serio criterio epidemiologico questi monitoraggi sono più efficaci dell’uso delle FFp2 e costano meno”.
Quante possibilità ci sono che si torni in Dad?
A mio avviso molte se non si cambia subito strada. Mi dispiace, tra l’altro, che il dibattito sugli effetti della Dad sembra essere già superato. Come se fossimo convinti che alla scuola si possa far pagare ancora il prezzo di una nuova fase dell’emergenza.
Anche sulla Dad sono state dette tante cose: abbiamo imparato ad amarla, forse persino ad odiarla, ma una cosa è certa: sentiremo ancora parlare tanto di Didattica a Distanza“.

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