Persona non-binary cacciata dal camerino di ZARA

L’esperienza di Gió, mortificat* in un luogo pubblico

Non bastano le poche campagne sull’omotransfobia; non bastano i fugaci e sporadici cartelloni pubblicitari. Dell’identità di genere non si parla. Il Senato ha da poco bocciato il DDL Zan ritenendo come elemento di criticità preponderante il fatto che esso istituisse una Giornata contro la Transomofobia e, quindi, l’argomento sarebbe stato probabilmente trattato nelle scuole. “I bambini vanno preservati”, quasi come se la conoscenza del tema avesse un potere contagiante. È questa la posizione dei membri del centrodestra, dei franco tiratori in parlamento e persino del nostro Governatore De Luca.

Gio, artista del tatuaggio e persona che si autodefinisce, per l’appunto “non-binary” si è recat* in Salento per lavoro insieme alla sua compagna Ella Bottom Rouge. Un pomeriggio ha visitato un punto vendita Zara, in centro a Lecce, per acquistare un paio di pantaloni. Si è recat* nel reparto uomo, ne ha scelto uno e poi è andat* verso i camerini del reparto maschile. Qui, però, una dipendente del negozio l’ha bloccat* e invitat* a scendere nel reparto donna. “Me l’ha detto amareggiata, non con spocchia. Io ci sono rimast* male, me l’ha detto davanti a tutti, come se volesse mettere in dubbio l’atteggiamento di un adulto. Mi sono chiest*: e se fossi stat* un ragazzin*?”, questo il commento di Gio’ sull’incontro con la commessa.

Nel video postato sul suo profilo Instagram e diventato virale nelle ultime 24 ore, l’artista ha affrontato un tema a suo avviso importante: la necessità di avere camerini no gender o agender nei negozi di abbigliamento. “Il punto è che non bisogna tanto educare i commessi ma creare spazi sicuri, con camerini per le persone agender”, sottolinea. In alcuni paesi europei vicini all’Italia i camerini agender nei negozi di abbigliamento sono una realtà.

Il dito, però, lo punta con più decisione contro Zara: “Hanno fatto una campagna ungendered alcuni anni fa. Vengono sfruttate le immagini del Pride, delle modelle androgine, delle persone non binarie e poi ci mettono in imbarazzo totale”. E ancora: “Quando la smettiamo di fare campagne solo nel mese del Pride? Quelle ci fanno comodo. Per non mettere in imbarazzo le persone agender bisognerebbe prevedere dei camerini solo per loro”.

Nell’epoca moderna abbiamo oramai il coraggio di affermare che il sesso di appartenenza non è ciò che riporta la carta d’identità, ma ciò che uno sente? È così difficile da capire? Che problema c’è?” Lo afferma Maurizio Crozza in un esilarante video che è di seguito pubblicato a beneficio dei lettori.

N.B. L’uso dell’asterisco * è intenzionale: rispetta chi non si identifica in nessun genere

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