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Oggi è Santo Stefano: la vita del protodiacono in pillole

Nonostante si tratti del primo martire cristiano (o protomartire) la sua vita è poco documentata. In occasione del giorno della sua celebrazione, riassumiamo ciò che sappiamo su di lui.
Stefano è nato probabilmente in Grecia negli anni che precedono la nascita di Cristo, ma non vi sono certezze né sulla data né sul luogo esatto. In ogni caso, fu il primo dei sette diaconi scelti dagli apostoli di Gesù (da qui il titolo di protodiacono). La comunità cristiana di Gerusalemme era infatti in forte crescita e ciò stava diminuendo il tempo che gli apostoli riuscivano a dedicare alla preghiera e alla predicazione. Proprio per questo motivo decisero di incaricare alcuni uomini pii di sgravarli dai compiti meno importanti, affidando loro alcune attività pratiche di secondo piano. Nacquero così i primi diaconi.

Il ruolo pubblico di Stefano e la sua fama di uomo buono e giusto attirarono le antipatie dell’ordine costituito, che lo accusò di blasfemia e lo condannò alla lapidazione: sentenza eseguita nel 36 d.C. In questo caso la data di morte di Stefano è nota in modo preciso proprio per la tipologia di pena comminatagli. Infatti, dopo la deposizione di Ponzio Pilato, inimicatosi la popolazione per l’eccesso di violenza utilizzato nel sedare la rivolta del monte Garizim, ci fu un vuoto amministrativo. In assenza di un rappresentante dell’impero romano, il potere passò provvisoriamente al Sinedrio, che puniva i reati più gravi con la lapidazione, seguendo cioè la legge giudaica, e non con la crocifissione che era invece prevista dalle norme romane. Proprio la modalità dell’esecuzione di Santo Stefano consente insomma una datazione certa, nonostante su di lui le fonti siano scarse di dettagli. Inoltre, il fatto che sia morto per la propria fede ne fa un martire e il titolo di protomartire si spiega perché è considerato il primo cristiano a essere stato ucciso per il suo credo. In realtà fu il secondo: a precederlo fu Giovanni il Battista, decapitato in un momento non meglio specificato fra il 29 e il 32 d.C.

Dopo la lapidazione era consuetudine che il corpo degli uccisi fosse lasciato a terra, preda di bestie selvagge. Negli Atti degli Apostoli si legge invece che alcune “persone pie” raccolsero Stefano e lo seppellirono. Il luogo della sepoltura rimase segreto fino al 415 d.C., quando il dotto Gamaliele visitò in sogno un sacerdote, indicandogli l’ubicazione di una tomba collettiva nella quale riposavano i resti di Santo Stefano insieme a quelli di San Nicodemo, San Abiba e del medesimo Gamaliele.

Il vescovo di Gerusalemme autorizzò gli scavi che portarono al ritrovamento delle ossa, successivamente trasferite all’interno della chiesa di Sion, a Gerusalemme. Nel XIII secolo, però, i Crociati razziarono molti luoghi in Terra Santa e riportarono in Europa numerose reliquie, comprese quelle di Santo Stefano.

FONTE: Quotidiano Nazionale 

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