“In molte pubblicazioni scientifiche sui Campi Flegrei durante la crisi in atto gli autori famosi e meno famosi, istituti di ricerca famosi e meno famosi non mancano di rilevare che la caldera flegrea è un’area densamente popolata e ad alto rischio di eruzione. Un’area vulcanica densamente popolata è ad alto rischio se la pericolosità non è trascurabile. I Campi Flegrei non mostrano una pericolosità elevata, visto il silenzio eruttivo di 500 anni e tenendo conto del meccanismo eruttivo che ha caratterizzato l’eruzione di Monte Nuovo.
Solo l’eruzione di Agnano Monte Spina di circa 4000 anni fa può ritenersi un evento molto pericoloso, ma sono trascorsi 4000 anni. Inoltre, la successione delle crisi bradisismiche degli ultimi 50 anni possono essere lette come il segnale di una mancanza di energia nel sistema vulcanico perché si sviluppi un’eruzione. Non intendo sottostimare la pericolosità dell’area flegrea e, quindi, il rischio, ma ritengo necessario evitare la moda diffusa di descrivere l’area ad alto rischio con l’intento di attrarre l’attenzione dei mass media e la pubblica opinione sull’importanza delle pubblicazioni scientifiche che a fiumi compaiono nei momenti di crisi e scompaiono nei momenti di tranquillità, quando è necessario lavorare in silenzio per prepararsi ad arginare gli effetti di una possibile eruzione in futuro”.
Giuseppe Luongo
