Nel cuore del Vallo di Diano, a Polla (SA), c’è una libreria che da anni mette in discussione un’idea ormai quasi scontata: che i libri siano solo merci e che l’ecologia sia un tema separato dalla cultura. Alla Ex Libris Café di Michele Gentile, invece, lettura e ambiente si incontrano nello stesso gesto quotidiano, trasformando un piccolo spazio di provincia in un laboratorio sociale osservato con crescente attenzione anche fuori dall’Italia.
È una storia che nasce da lontano e che si è stratificata nel tempo, più per intuizioni successive che per un progetto rigidamente pianificato. Gentile, libraio da oltre trent’anni, ha costruito la sua attività come una forma di intervento culturale permanente sul territorio. Prima ancora che lo scambio tra plastica e libri attirasse l’attenzione dei media, era già diventato noto per il “libro sospeso”, ispirato alla tradizione napoletana del caffè sospeso: acquistare un libro per sé e lasciarne un altro a disposizione di un lettore sconosciuto. Un gesto semplice, ma capace di trasformare la libreria in un luogo di circolazione della solidarietà, oltre che della cultura.
Da quella prima esperienza è nato un percorso più articolato, che oggi trova la sua espressione più riconoscibile nello scambio tra rifiuti e lettura. Nell’unica libreria di Polla, infatti, i ragazzi possono ottenere un libro in cambio di plastica raccolta e destinata al riciclo. Una bottiglia recuperata da una strada, un parco o una spiaggia diventa così il simbolo di una doppia rigenerazione: ambientale e culturale. Il gesto individuale di pulizia si trasforma in accesso alla conoscenza.
Non si tratta di un’operazione estemporanea, ma di un’idea che ha radici precise. Già nel 2016 Gentile aveva sperimentato un meccanismo simile utilizzando materiali riciclabili come l’alluminio in cambio di libri. Anche allora il progetto aveva coinvolto scuole e insegnanti, mostrando come la dimensione educativa potesse nascere da pratiche concrete, capaci di agganciare l’attenzione dei più giovani senza passare per la sola mediazione teorica.
Alla base di tutto c’è una convinzione che attraversa ogni iniziativa della libreria e che condividiamo a pieno: la lettura non si impone, si costruisce. E soprattutto si costruisce partendo dall’esperienza. Per molti ragazzi, il libro ricevuto in cambio di un gesto ambientale non è un premio astratto, ma il risultato di un’azione visibile, concreta, verificabile. In questo passaggio si crea un legame nuovo tra responsabilità e desiderio, tra impegno e curiosità.
La Ex Libris Café è diventata così molto più di una libreria indipendente. È uno spazio culturale ibrido, in cui convivono selezione editoriale accurata, attenzione ai piccoli editori, apertura ai temi sociali e una forte dimensione territoriale. Gli scaffali non seguono le logiche commerciali più prevedibili: accanto ai classici si trovano libri di nicchia, autori locali, testi difficili da reperire nella grande distribuzione. L’idea non è quella di vendere tutto, ma di realizzare un percorso di lettura.
Attorno a questo nucleo si sono sviluppate nel tempo altre iniziative: progetti di lettura per bambini, attività con le scuole, proposte di scambio culturale e anche gesti simbolici di solidarietà internazionale, come l’invio di libri verso biblioteche in difficoltà. Tutte esperienze diverse, ma legate da un filo comune: la convinzione che il libro non sia un oggetto statico, ma qualcosa che acquista senso nel passaggio di mano in mano.
Il risultato è un modello che ha attirato progressivamente l’attenzione di insegnanti, associazioni culturali e media. Negli ultimi tempi, infatti, la storia della libreria di Polla è tornata alla ribalta anche grazie a un servizio della rubrica “TG2 Costume e Società”, che ha raccontato al grande pubblico questa esperienza nata in un piccolo centro del Sud e diventata esempio di innovazione culturale diffusa. Il servizio ha contribuito a rilanciare l’attenzione su un progetto che, pur nella sua dimensione locale, ha saputo parlare un linguaggio universale: quello della relazione tra gesti quotidiani e cambiamento sociale.
Il cuore dell’esperimento resta sempre lo stesso: un ragazzo entra con una bottiglia di plastica e esce con un libro sotto il braccio. Un’azione quasi banale, che però produce uno spostamento simbolico significativo. Il rifiuto diventa risorsa, la lettura si libera dall’idea di obbligo scolastico, la libreria si trasforma in uno spazio di mediazione tra ecologia e immaginazione.
Non tutto, naturalmente, è misurabile in termini di impatto immediato. Ma proprio nella sua semplicità il progetto mostra qualcosa che spesso sfugge alle narrazioni più grandi sull’ambiente e sulla cultura: i cambiamenti più duraturi nascono da gesti ripetuti, riconoscibili, accessibili.
In questo senso, l’esperienza di Michele Gentile non è solo una storia di libreria, ma una riflessione pratica su cosa possa ancora essere la cultura oggi. Non un territorio separato dalla realtà, ma un modo per intervenire su di essa, anche a partire da una bottiglia di plastica raccolta per strada.

