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Il TAR del Lazio annulla la circolare del Ministero della Salute sulla vigile attesa

Per uscire dalla pandemia l’Italia punta tutto sui vaccini. Delle terapie monoclonali hanno beneficiato solo poco meno di 36.000 malati

“Il 34% dei ricoverati hanno il Covid ma sono in ospedale per altre patologie”. Lo afferma la FIASO, Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere. Ricordiamo che è sulla base di questi fuorvianti numeri che vengono definite le restrizioni per le Regioni. Nel frattempo, si inaugurano in pompa magna nuovi e spaziali reparti Covid che poi restano inutilizzati. Per non parlare degli ospedali usati solo in parte, come il San Gennaro, l’Ospedale Santa Maria degli Incurabili, l’Annunziata di Napoli. Oltre a 60 respiratori costati 600 mila € che sono parcheggiati da 2 anni in un deposito.

Soprattutto sui malati oncologici è ricaduto l’enorme peso della pandemia. A questi pazienti sono rimandati interventi chirurgici, accertamenti diagnostici e cure salvavita, nonostante la prevenzione sia fondamentale per la lotta al cancro. Sono state mortificate le cure domiciliari, si sono lasciati scadere i farmaci monoclonali costati migliaia di euro. Ne hanno beneficiato solo poco meno di 36.000 malati, quando essi avrebbero potuto snellire le terapie intensive e salvare tante vite. E proprio Campania e Sicilia, le regioni maggiormente in affanno dal punto di vista ospedaliero, sono quelle che hanno fatto meno uso delle terapie monoclonali. Un’arma utilizzata dallo stesso Prof. Galli che, nonostante la dose booster ricevuta da poco, ha dichiarato di essere stato salvato proprio dal monoclonale. Da solo il vaccino non risolverà il problema della pandemia. C’è bisogno di sperimentare la Cura del Plasma del compianto dott. Giuseppe De Donno che ha visto rinascere decine di pazienti intubati e sedati.

Il TAR del Lazio ha accolto il ricorso del Comitato cura domiciliare Covid-19 ed ha annullato la circolare del Ministero della Salute aggiornata al 26 aprile 2021 nella parte in cui, riguardo al trattamento domiciliare dei pazienti Covid, prevedeva la cosiddetta «vigilante attesa» e la somministrazione di paracetamolo durante i primi giorni di malattia, indicando di non utilizzare determinati medicinali. Il Tar ha stabilito tramite apposita sentenza che tali parti della circolare si pongano «in contrasto con l’attività professionale così come demandata al medico nei termini indicati dalla scienza e dalla deontologia professionale», imponendo ai medici «puntuali e vincolanti scelte terapeutiche». In tal senso, i farmaci che nello specifico la circolare indicava di non utilizzare per le persone ammalatesi di Covid erano quelli generalmente utilizzati dai medici di medicina generale. Il Tar ha stabilito che sia «onere imprescindibile di ogni sanitario quello di agire secondo scienza e coscienza, assumendosi la responsabilità circa l’esito della terapia prescritta quale conseguenza della professionalità e del titolo specialistico acquisito».

Come dichiara la virologa Gismondo dell’ospedale Sacco di Milano la pandemia “ha determinato l’umiliazione della scienza, perché non è stato consentito al medico di operare in scienza e coscienza associando ai vaccini (arma importantissima) alle terapie”. È proprio l’EMA a dichiarare, infatti, che sulla quarta dose bisogna andarci cauti, perché non è pensabile di vaccinare la popolazione ogni 4 mesi.

NON CI RESTA CHE PIANGERE!

Fonte FUORI DAL CORO / L’INDIPENDENTE

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