Annamaria Volpe è una pittrice dotata di straordinario talento e, mossa da una personale visione del mondo, è riuscita a distinguersi e ad affermarsi come una delle più raffinate interpreti dell’arte moderna.
La sua padronanza tecnica e la sua poetica, derivante da una stratificata raccolta di spunti e proiettata verso il moderno, hanno dato luogo a una vasta produzione che, nel corso degli anni, è stata insignita di importanti riconoscimenti e protagonista di prestigiosi eventi e mostre; ne cito alcuni:
• due mostre personali al PAN, Oro astratto nel 2013 e Percorsi nel 2016 (in occasione del “Maggio dei monumenti”)
• Palazzo Sternberg, sede dell’Istituto Italiano di Cultura a Vienna, nel 2014
• Expo di Milano nel 2015
• Biennale di Venezia, nello stesso anno
• Museo MACRO (Museo d’Arte Contemporanea di Roma) nel 2016
• Premio Internazionale Sandro Botticelli (la cui giuria era presieduta da Daniele Radini Tedeschi e Vittorio Sgarbi), Firenze, 2016
• Premio Internazionale Salvador Dalì, Parigi, 2017
• Triennale di Roma, presso il Vittoriano, nel 2017 (con intervento di Achille Bonito Oliva)
• mostra personale presso la sede del Parlamento Europeo a Strasburgo, nel 2018
• mostra personale L’oro di Capri alla Iki Capri Art Gallery (sede Palazzo Venalesti) nel 2020.
Annamaria esordisce giovanissima e sin da subito emerge, grazie alla sua spontaneità creativa, che le ha consentito di navigare con disinvoltura tra i vari periodi della storia dell’arte e di passare attraverso stili diversi. Questa padronanza deriva senza dubbio dalla formazione, che si è svolta a contatto con eccellenti maestri, e anche dalla sensibilità estetica, che proprio negli anni degli studi stava acquisendo.
Gli insegnamenti più determinanti, però, provengono da suo padre, Salvatore Volpe. Annamaria è infatti figlia d’arte e può guardare all’esperienza artistica del padre, precursore, sulla scena artistica internazionale, dell’arte moderna. La carriera di Salvatore Volpe lo ha portato a esporre in tutto il mondo e a ricevere importanti incarichi dalla Sovrintendenza napoletana, oltre a trascorrere numerosi anni all’Istituto Filippo Palizzi, dove insegnava Pittura.
Salvatore fornisce un fondamentale insegnamento alla figlia: se non si conosce l’antico non si può fare il moderno.
È così che Annamaria apprende che la conoscenza dell’antico è imprescindibile per fare il moderno.
Le sue opere davvero ci dimostrano che l’arte antica è l’autentica chiave di accesso necessaria all’arte moderna.
Lo stile delle opere giovanili spazia dal Post-impressionismo all’Espressionismo.
Nel 2010 Annamaria Volpe trova l’elemento a lei più congeniale: l’oro.
La pittrice ne rivendica un uso straordinariamente personale: recuperando la tecnica adoperata nel Medioevo per le pale d’altare, usa l’oro a scopo costruttivo, non come semplice colore, ma come strutturante trama sulla quale l’opera è intessuta, dal momento dell’ideazione a quello dell’esecuzione tecnica.
Questo uso così eccentrico della permeante foglia d’oro si arricchisce di altri elementi.
Alla materia aurea sono aggiunte forme geometriche, accuratamente elette.
Il punto di approdo è l’ESPRESSIONISMO ASTRATTO.
Per arrivare a ciò la pittrice si è mossa all’interno di un affascinante lirismo.
Se, però, il lirismo di tradizione medievale non nega mai il concreto, parte dal dato reale e fisico e lo sublima, cospargendolo d’oro fino a renderlo abbagliante ed effettivo ricettacolo della presenza di Dio, il lirismo di Annamaria Volpe è già ultramondano, è immediatamente sublimato: ha il suo punto di partenza più in alto del piano fisico, degli oggetti reali astrae la forma e si serve solo di quella.
Con questa lente leggiamo in modo più limpido i lavori di Annamaria Volpe, l’inclinazione che la porta a servirsi in maniera privilegiata dell’oro, la comunicazione che lei tiene a instaurare con l’arte sacra, la spinta verso l’astratto che passa per il geometrico e tiene conto, innegabilmente, dell’antico.
A questi elementi poetici dobbiamo aggiungere quelli pratici.
Più che dipingere su tela, l’artista si dedica alla pittura su legno. La pittura su tavola e il massiccio uso dell’oro ci trasportano immediatamente, quindi, in un’atmosfera dal sapore arcaico e conferiscono alle opere una incantevole ieraticità.
Le tavole adottate hanno un formato quadrato oppure sono lunghi pannelli rettangolari. L’artista interviene su di esse per mezzo del porre, aggiungendo ulteriori elementi: che siano forme (sporgenti o aggettanti dal piano) o che siano colori. Generalmente è uno solo il colore, primario o no, abbinato all’oro e desunto dalla natura (il nero della notte, il rosso del corallo, il verde); per quanto riguarda la sua stesura: può essere steso piatto e liscio, senza la minima sfumatura, valorizzando in tal modo la sua potente carica cromatica, oppure fatto increspare sulla tavola, fino quasi alla crettatura, dando rilievo, in questo caso, al gesto di chi sta dipingendo.
Il colore che viene adoperato dal punto di vista maggiormente materico è senza dubbio l’oro. La foglia d’oro si addensa e si solidifica sul supporto, per poi essere incisa dalla pittrice, che dà prova del suo gesto, dando luogo a momenti di intensa manualità.
È in questo modo che Annamaria Volpe ci fa solcare le Onde nel sole, ci fa vedere da vicino la superficie della Luna e del Sole, ci fa sentire le Dissonanze attraverso un violino le cui corde non sono altro che striature sullo strato aureo.
Nel momento in cui, poi, si consuma il distacco dalla natura, allora restano forme sparse nello spazio del dipinto. Forme ben scandite, anche quando disposte su assi differenti o addirittura sovrapposte, pittoricamente o materialmente.
In questo caso, comunque, si compie un’importante ricerca e l’artista riesce a generare all’interno del suo quadro nuovi elementi, non reperibili naturalmente: lo spazio e il movimento all’interno di esso.
Senza questi elementi non sapremmo leggere adeguatamente le Geometrie in movimento, i Percorsi, le Composizioni, i Movimenti di nero, le Punte rosse, Ruotando.
È ulteriormente profonda la lettura che possiamo fare dell’opera di Annamaria Volpe se, a questi strumenti di lettura, aggiungiamo la conoscenza dell’antico.
Parliamo, per concludere, di due dipinti : Rosso quadrato e Giallo quadrato.
Con slancio intuitivo, possiamo avvicinare i due lavori a una delle opere più emblematiche del Rinascimento: la Creazione di Adamo, affrescata da Michelangelo sulla volta della Cappella Sistina agli inizi del ‘500.
Due corpi si spingono in avanti affinché le loro dita protese si possano toccare. Lo spazio che li separa, seppur fisicamente ridotto, appare però vastissimo e la distanza definitivamente incolmabile.
È qui che si assiste alla sintesi attuata da Annamaria Volpe: i corpi ridotti a forme quadrangolari, regolarmente scandite da sporgenze anch’esse quadrangolari; i colori riassunti solo a tre.
Tavole quadrate, uno sfondo oro dal quale si protendono le forme, che si diramano all’interno di un campo compattamente colorato (nei casi esaminati, bianco e turchese), al centro un tassello di colore (rispettivamente rosso e giallo) che costituisce lo spazio per congiungersi all’altra metà, uno spazio che appare insuperabile per la sua ampiezza, impossibile da valicare.
