Il risveglio delle urne

Il mio NO è stato parte del coro

Domenica mattina, varcando la soglia del mio seggio elettorale, ho capito immediatamente che non sarebbe stata la solita giornata di stanca democrazia referendaria. C’era qualcosa di diverso nell’aria, un’energia che si rifletteva nelle file ordinate, ma dense, davanti alle sezioni.

Siamo abituati a vedere i referendum scivolare via nell’indifferenza, spesso sconfitti dal fantasma dell’astensionismo. Ma stavolta il copione è cambiato. Quell’affluenza anomala, balzata agli occhi fin dalle prime ore, non era solo un dato statistico: era il segnale di un Paese che aveva urgenza di esprimersi. Vedere così tante persone, dai ragazzi al loro primo voto, agli anziani accompagnati a braccetto, mi ha confermato che la posta in gioco era percepita come vitale.

Il mio “NO”, depositato nell’urna con convinzione, non è stato un gesto di chiusura, ma di difesa consapevole. Ho votato NO perché credo che certi equilibri non vadano alterati senza una visione chiara e condivisa. La riforma della giustizia è fondamentale, ma a mio parere non era quella proposta a determinare il cambiamento.

La vittoria del NO non è solo un traguardo numerico, ma il riflesso di oltre 16 milioni di elettori che domenica ha voluto dare un segnale chiaro ed inequivocabile. Il Paese ha scelto di fermarsi, di riflettere e di dire che la strada proposta non era quella giusta. E al Presidente del Consiglio che ha ritenuto questa un’occasione sprecata rispondo: “Sia Lei, caro Presidente, a non sprecare questa occasione di lettura e a fare un passo indietro”.

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