Il branco e l’alcool: analisi di una società alla deriva

Sono tempi questi in cui non c’è più distinzione di età tra chi beve e spesso alza il gomito. E’ il nuovo trend: l’alcool accomuna tutte le generazioni. Genitori che si vantano di essere stati sorretti dai figli perché ubriachi. Figli che considerano consenzienti donne ubriache perché nessuno gli ha insegnato che l’alcool annebbia come le canne, come la cocaina, come le droghe.

Orrore e disgusto per il branco di 7 ragazzi che ha stuprato una ragazza ubriaca a Palermo. Ricevo e pubblico da Anna una profonda riflessione:

“Una giovane diciannovenne barcolla per strada, sorretta dai suoi aguzzini, perché incapace di camminare. Ha bevuto diversi cocktail in un locale del centro di Palermo, anche incitata dai ragazzi presenti. Non è lucida neanche quando i sette l’hanno condotta nella zona mare del Foro Italico per abusare di lei. Più volte é caduta, anche battendo la testa, nel mentre si perpetrava a turno la violenza di gruppo, senza sosta, senza pietà. Ragazzi tra i 17 e i 22 anni, qualcuno definito da lei “amico” nella deposizione resa alle forze dell’ordine in merito all’accaduto.

Uno di essi, durante l’interrogatorio dinanzi al GIP, si è mostrato pentito ed in lacrime: essendo minorenne era stato anche scarcerato. Ma posto ai domiciliari ha continuato a rimarcare quell’azione bullistica e sporca, mettendo in risalto le sue capacità e quelle dei compagni per aver ridotto la vittima in uno stato pietoso. Sarà solo più tardi che la sua divulgazione lo porterà in carcere con giusta motivazione giudiziaria: ”Il pentimento e le lacrime sono stati solo un mezzo per evitare la reclusione. Lacrime e frasi artefatte e finalizzate”.

Non ci sono parole per definire tale atteggiamento. In un mondo così evoluto, come si può pensare di trarre soddisfazione da un atto così efferato e spregevole e nel contempo renderlo pubblico al mondo come trofeo? È sempre più labile il confine fra reale e virtuale, fra il mondo dei social e quello dei tribunali e delle celle degli istituti di pena.

Forti le affermazioni della insegnante palermitana Corrao (CLICCA QUI): “Siamo e siete un branco di falliti! Qualcosa è andato male nel nostro progetto genitoriale ed educativo. Siamo in emergenza”. Mai parole più belle giuste per definire il fallimento scolastico e di una società che ci dimostra ogni giorno di avere sempre più sete di esibizionismo con atti di violenza e cattiveria gratuita. Avranno il tempo in carcere per pensare gli autori dell’orrore a quanto sia importante il valore della vita ed il sapere spenderla in modo adeguato e civile?

La vittima, segnata a vita, speriamo possa rimuovere con il tempo l’accaduto senza rancore e odio che certamente non la aiuterebbero a superare l’incubo vissuto. Ma credere con ottimismo che il bello esiste nella vita. Ce n’é ancora per tutti come per lei. Per i sette della “bravata” mi auguro solo che possano, in carcere, avere il giusto supporto psicologico ed educativo atto a comprendere la meschinità del gesto compiuto nonché a credere che la vita si può vivere ed esserne protagonisti anche non compiendo tali gesti, ma studiando e lavorando in seno all amore di una famiglia e in un percorso di fede e ricongiungimento a Dio che li avrà nella sua grandezza già perdonati”.

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