Grande prestigio per Pozzuoli: Maria Diletta Pubblico e il suo progetto SEAMS

Maria Diletta Pubblico è una dei vincitori della prestigiosa borsa di studio post-dottorato Marie Skłodowska-Curie Actions (MSCA) nell’ambito SOC (Scienze Sociali e Umanistiche).

Le borse di studio post-dottorato MSCA rientrano nel programma Horizon Europe, il principale programma di finanziamento dell’Unione Europea per la ricerca e l’innovazione, e hanno come obiettivo la valorizzazione del potenziale creativo e innovativo di ricercatori eccellenti che desiderano acquisire nuove competenze attraverso la formazione avanzata, la mobilità internazionale, interdisciplinare e intersettoriale. Il programma facilita la collaborazione e rafforza l’impatto della ricerca e dell’innovazione nello sviluppo, nel sostegno e nell’attuazione delle politiche dell’Unione Europea, affrontando al contempo sfide globali e sostenendo la creazione e una migliore diffusione di conoscenze e tecnologie eccellenti.

Diletta, classe 1987, si è diplomata al Liceo Linguistico “Virgilio” di Pozzuoli con il massimo dei voti. Oltre alla passione per le lingue ha coltivato sin da bambina quella per la storia, in particolare dell’antico Egitto. Ha conseguito la Laurea Triennale in Beni Archeologici presso l’Università di Napoli “L’Orientale” con una tesi su Pozzuoli e l’Egitto, ottenendo una votazione di 110/110 e lode, e ha proseguito con la Laurea Magistrale presso l’Università degli Studi di Torino, conseguendo ancora una volta la lode. Ha completato la sua formazione con uno stage presso il Museo Egizio di Torino e la partecipazione a numerosi scavi archeologici sia in Italia (Cuma, Pompei, Roma- Colosseo) che in Egitto (Saqqara, Abu Ghurab, Manqabad). Dopo la laurea, Diletta ha proseguito il suo percorso accademico conseguendo un Dottorato di ricerca in Egittologia e ottenendo successivamente un Post-Dottorato, entrambi presso l’Università di Napoli “L’Orientale”.

Nel 2023, l’egittologa puteolana ha partecipato, insieme ad altri 8039 talentuosi ricercatori, alla prestigiosa borsa di studio Marie Skłodowska-Curie Actions, rientrando tra i 1235 vincitori.

Il suo progetto intitolato SEAMS – a Study of Egyptian Animal Mummy Styles ha come supervisore Christian Greco, direttore del Museo Egizio di Torino, che è anche la sede principale del progetto insieme al Cotsen Institute of Archeology dell’Univeristy of California Los Angeles. Il lavoro di ricerca prevede anche periodi di formazione presso il Digital Heritage Innovation Lab del CNR di Roma, il Dipartimento di archeologia e storia antica dell’Università di Lund e il Centro per la ricerca dei tessuti dell’Università di Copenaghen.

SEAMS vuole analizzare le bende delle mummie animali che presentano sovente dei motivi decorativi elaborati, creati tramite l’intreccio di bende spesso tinte con colori vivaci come il rosa, l’arancione, il rosso, il marrone, il verde.

Quella delle mummie animali è tra le categorie di reperti più numerosi prodotti nell’antico Egitto. Gli egizi credevano che gli animali avessero una natura divina, forse perché offrivano particolari benefici alla comunità (Diodoro Siculo racconta, ad esempio, che gli egizi veneravano i gatti perché li proteggevano dal morso dei serpenti e di altri rettili velenosi). Alcuni animali (come gatti, cani, falchi, ibis, coccodrilli, serpenti, pesci, toporagni e babbuini) erano sacri a determinate divinità, che spesso ne prendevano le sembianze. Durante le feste in onore di questi dei, i loro animali sacri venivano deliberatamente uccisi dai sacerdoti, mummificati e venduti ai fedeli che li offrivano agli dei nella speranza che le loro richieste e preghiere venissero esaurite. Migliaia di mummie animali sono state ritrovate dagli archeologi in veri e propri cimiteri a loro dedicati in tutto l’Egitto. Durante il 19esimo e 20esimo secolo, centinaia di queste mummie sono state spedite in Europa per essere utilizzate nelle industrie della carta e dei fertilizzanti, o vendute come souvenir. Le mummie che sono sopravvissute a questo commercio illecito sono oggi custodite nei musei di tutto il mondo, ma purtroppo nulla sappiamo in merito alla loro provenienza o datazione.

Per far luce su questi punti, Diletta analizzerà l’aspetto estetico delle mummie in modo da rilevare differenze di stile che potrebbero indicare un’epoca o un luogo diverso di produzione. Inoltre, il suo studio offrirà nuove informazioni sulle tecniche di manifattura delle mummie animali, e aiuterà a determinare l’impatto economico della loro diffusione ed evidenziare il ruolo che svolsero nella religione egiziana.

Per raggiungere questi ambizioni obiettivi, Diletta ha sviluppato una metodologia innovativa che integra gli approcci di ricerca tradizionali con le nuove tecnologie, quali la fotogrammetria, per lo studio della geometria dei modelli decorativi, le tecniche di imaging multispettrale (MSI) e la spettroscopia di riflettenza a fibra ottica (FORS), per la determinazione dei coloranti utilizzati per tingere le bende, il restauro virtuale, per la ricostruzione dell’aspetto originale dei motivi decorativi. Grazie a questo progetto, Diletta potrà raccogliere dati sulle mummie animali conservate presso il Museum of Fine Arts di Boston; il Brooklyn Museum di New York; il Museo Egizio del Cairo, il Museo del Louvre di Parigi, il British Museum di Londra; il World Museum di Liverpool; il Museo Archeologico Nazionale di Firenze e il Museo Egizio di Torino.

Al momento Diletta è a Los Angeles dove sta seguendo dei corsi di formazione all’interno del prestigioso programma di conservazione del centro di ricerca della Getty Villa e dell’University of California Los Angeles.

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