Gli studenti dell’ ISIS di Quarto al cinema per “Io capitano”

UNA MODERNA ODISSEA CHE PARLA AL NOSTRO CUORE __________ di Ennio Silvano Varchetta

Venerdì 27 ottobre u.s. gli alunni di diverse classi del triennio del Liceo Rita Levi Montalcini di Quarto hanno trascorso la mattinata al Cinema The Space di Fuorigrotta per assistere alla proiezione del film “Io capitano” di Matteo Garrone.

Accompagnati dai docenti: Baiano, Carandente, Cassini, D’Alessandro, Femiano, Sorrentino, Varchetta, Varriale, Gargiulo, Iossa, Ippolito, Pizza, Settembre, Vulcano.

Il film è stato preceduto da un video-messaggio dello stesso regista che in compagnia degli attori salutava i ragazzi della scuola e spiegava come il delicato tema dei migranti lo abbia colpito particolarmente sostenendo di provare un senso di inadeguatezza e la sua umana imperfezione. Il regista ha concluso la breve introduzione sostenendo di non voler lanciare messaggi attraverso i suoi film ma di limitarsi a raccontare storie, in questo caso un viaggio particolare, epico.

Alla fine della proiezione è stato ripreso il filo del discorso al ritorno a scuola il lunedì seguente con dibattiti in ogni singola classe dove sono emerse riflessioni, curiosità ed approfondimenti.

Un’esperienza dunque da ricordare per i ragazzi del Levi Montalcini.

Il Blog di Gio: proiezione del film IO CAPITANO per il Liceo Montalcini di Quarto
Il Blog di Gio: proiezione del film IO CAPITANO per il Liceo Montalcini di Quarto

E’ molto complicato tradurre a parole le emozioni che “Io Capitano”, l’emozionante film di Matteo Garrone, porta con sé. Ma una riflessione dopo un film se ha ancora un senso, è proprio quella di aiutare lo spettatore, in questo caso i giovani studenti, a capire, scegliere, di incuriosirsi senza svelare troppo. Dunque incamminiamoci insieme in questo percorso, che è iniziato in sala e che passando da queste considerazioni, ci auguriamo, arrivi fino al cuore.

Sei un ragazzo, hai sedici anni, vivi in Senegal e con tuo cugino non vedi l’ora di scappare. Una casa ce l’hai, l’amore della tua mamma e delle tue sorelle anche, vai a scuola, hai poco ma non ti manca nulla. C’è però un richiamo forte con cui sei cresciuto e che arriva incessantemente attraverso la tv, la radio, il tuo smartphone e si chiama Occidente. Ami tutto ciò che l’Europa rappresenta, per questo il tuo futuro lo immagini lì. E lo sogni forte, con l’ingenuità di un bimbo, proiettandoti in un’immagine irreale: vuoi diventare famoso, un rapper o un calciatore, vuoi essere ricco e libero e pensi che questo possa accadere solo una volta arrivato in Italia. Non importa se ti dicono che stai sbagliando, non importa se provano a disilluderti. Tu vuoi partire. E lo fai, zaino in spalla e via.

Così, dalla scelta avventata di due adolescenti di Dakar, nasce una moderna Odissea, un viaggio all’inferno raccontato in uno dei più intensi film realizzati in Italia negli ultimi anni.

Perché grazie alla storia di Seydu, così si chiama il protagonista dagli occhi liquidi di “Io Capitano”, entriamo in un deserto umano di sabbia e violenza, un labirinto di vento senza scorciatoie, da attraversare con indosso solo una maglietta da calcio logora e un paio di Nike. La contraddizione di due mondi, Africa e globalizzazione, sta anche in questi piccoli dettagli.

Il punto di vista si ribalta, noi che nei decenni abbiamo visto gli arrivi dei profughi sui barconi, assuefatti dai notiziari che elencano gli sbarchi echeggiano ormai vuote nelle nostre case le parole dei TG: “Lampedusa, nella notte arrivati in decine, centinaia…” – ora possiamo vedere che dietro a quel numero ci sono delle persone, con la loro valigia di dolore, cicatrici e speranze.

Il Blog di Gio: proiezione del film IO CAPITANO per il Liceo Montalcini di Quarto
Il Blog di Gio: proiezione del film IO CAPITANO per il Liceo Montalcini di Quarto

Per questo “Io Capitano” è un film coraggioso, perché senza pietismi scava nella realtà, nelle esperienze vissute in presa diretta dai migranti. E perché anche grazie alle inaspettate incursioni ci offre un racconto che parla direttamente alla nostra anima.

Il 70% degli africani sono giovani e hanno il legittimo desiderio di migliorare la loro vita, essere liberi di circolare così come molti da adolescenti vogliono andare in America. E’ un fatto di giustizia: perché ai loro coetanei europei è permesso andare in Senegal in aereo e loro al contrario devono affrontare un viaggio della speranza senza sapere se arriveranno vivi? C’è un tema di libertà, di libertà di circolazione e di giustizia” ha commentato il regista Matteo Garrone.

Ora una domanda sorge spontanea: può un film così forte sensibilizzarci, cambiare il nostro immaginario collettivo? Può un film spiegare ai governi più reazionari che questi migranti stanno affrontando in silenzio una moderna Shoah e che hanno bisogno di aiuto e non di porti chiusi? Può un film aprire gli occhi della comunità internazionale?

Risposta facile non c’è, l’unica certezza dopo aver visto “Io Capitano” è che ad ogni vita persa nel Sahara, nei lager libici, ad ogni morto nel Mediterraneo, penseremo all’avventura di Seydu e Moussa. E non saranno più morti anonimi ma macigni sulla coscienza. Di tutti.

E come ci insegna ogni giorno la cronaca, il sogno non è come lo si dipinge, e per raggiungerlo si rischia tutto, l’innocenza, la dignità, la vita.

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