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È morta l’antropologa Angela Giglia Ciotta

Qualche occasione perduta anche dalla città di Pozzuoli

*Ricevo e pubblico:

Il 26 luglio scorso è venuta a mancare, dopo una lunga malattia, l’antropologa italiana Angela Giglia Ciotta, che insegnava nel Dipartimento di Antropologia dell’Università Autonoma Metropolitana Unidad Iztapalapa di Città del Messico. Come riferisce il giornale 24 Horas, la comunità antropologica del Messico è in lutto per la sua scomparsa, “per la sua esperienza negli studi urbani, come insegnante straordinaria, come antropologa meticolosa e impegnata, una cara amica degli studenti e dei colleghi”.
Nel suo account Twitter Jorge Robles ha scritto: “Se ne è andata calma, di buon umore, amorevole e consapevole di quello che le stava accadendo“. Ho provato dolore per più di una ragione alla notizia della sua fine, avendola conosciuta a Pozzuoli quasi quarant’anni fa, quando lei stava per svolgere una ricerca nella Monterusciello appena edificata, e venne a chiedere informazioni preliminari all’Osservatorio dei Bisogni sociali del Comune di Pozzuoli, presso il quale allora lavoravo con altri ricercatori, fra i quali il fotografo Giuseppe Del Rossi, alle dipendenze del dott. Vittorio Lopez. Me la ricordo gentile, e timida fino all’impaccio, in quel primo incontro, lei che, dopo la laurea a Roma, si era andata a specializzare a Parigi, e lavorava adesso come assistente universitaria della nota antropologa napoletana Amalia Signorelli. Ascoltava con interesse e partecipazione sia le nostre indicazioni che le parole di semplici cittadini; era cordiale e generosa e fu facile diventarne amici, con giri in canoa, cene e manifestazioni pubbliche. Se la confronto molto rapidamente alle tante figure istituzionali di oggi, anche accademiche, di scarsa levatura intellettuale ma grande arroganza, espressione di un’attività pluridecennale di controllo politico, serrato e capillare, di ogni varco di accesso a qualche ruolo o posizione pubblici, provo grande commozione. Peraltro, lei, cercando notizie ed informazioni per la sua ricerca (che poi svolse con la tecnica dell’osservazione partecipante, andando a vivere per qualche tempo presso una famigliola di Monterusciello, e che pubblicò nel libro Crisi e ricostruzione di uno spazio urbano) trovò a Pozzuoli un’istituzione comunale che si era dotata di un Osservatorio dei bisogni sociali per monitorare cambiamenti e problematiche di una popolazione che prima aveva subito la paura di un’eruzione vulcanica, poi aveva visto edificare in pochi anni una seconda città all’interno del proprio territorio comunale, e infine si era trasferita in essa per circa un terzo della propria consistenza.
L’Osservatorio dei bisogni sociali svolse le primi indagini quanti-qualitative sulla popolazione di Monterusciello 1 (Sud) e Monterusciello 2 (Nord) appena insediata e sui suoi bisogni, fornendo indicazioni agli amministratori locali per le loro politiche. I risultati vennero pubblicati su alcuni numeri di un Bollettino curato dall’Assessorato alla Cultura e rimbalzarono anche sul quotidiano Il Mattino di Napoli. Il Ministero dei Trasporti, avendo bisogno assoluto di qualche dato su cui fondare alcune scelte viarie, ne chiese delle sintesi. I costi di tali ricerche – svolte con grande professionalità, tant’è che uno dei sociologi del gruppo era allora anche un collaboratore esterno del Censis – furono pari a zero, mentre affidati a privati sarebbero costati, in soldi di oggi, tra 20.000 e 30.000 euro. Secondo motivo di grande pena.
In realtà, sia i valori maggiormente pubblici della politica di allora (e molto meno privatistici) sia l’energia e la coerenza di un assessore come Franco Cammino, il comunista di quei tempi, di estrazione operaia, che la competenza e il rigore di un Dirigente come il dott. Vittorio Lopez, uno dei due o tre soli dirigenti laureati di allora,  resero possibili l’assemblaggio di competenze, strumenti e personale già in dotazione dell’Ente, per la produzione di quel risultato eccellente. In realtà, per le stesse ragioni, in quello stesso periodo, a costi irrisori (diciamo da un decimo ad un ventesimo di quelli necessari) fu organizzato dal Comune di Pozzuoli un Convegno internazionale sul tema: Emergenza e sviluppo locale cui parteciparono i più grandi studiosi di geologia, disastri, sviluppo economico del tempo, provenienti dall’America e dall’Europa. La pubblicazione degli atti di quel convegno, per i quali erano anche stati stanziati i fondi necessari, non avvenne mai. Forse per inerzia burocratica.  Fu anche realizzata una ricerca fotografica sulla città appena evacuata, furono realizzati pubblicazioni e fumetti. Passato il bradisismo e costruita Monterusciello, mutati gli interessi e gli obiettivi della politica, le strutture sociali e culturali messe in piedi furono più o meno smontate e dimenticate (il privato premeva a tutte le porte), con la cecità di chi pensa che un territorio si “venda” solo come suolo edificatorio o come prodotto di ristorazione. Non globalmente, e salvaguardandolo, con la sua storia e la varietà delle sue espressioni culturali (cosa che invece, lodevolmente, sta cercando di fare da alcuni anni il progetto Malazzè, di Rosario Mattera). La dolcissima Angela Giglia, non trovando sbocchi imminenti nell’Università italiana, colse al volo l’opportunità di un concorso internazionale per una cattedra di Antropologia culturale a Città del Messico, che vinse facilmente, forse anche per la minore ingerenza politica in quel caso. Prima di andare, una delle poche volte che fu severa nei miei confronti, mi disse che era assurdo che abbandonassi, come facevo da molti anni, la laurea a tre esami dalla fine. Qualche tempo dopo, ascoltai il suo affettuoso suggerimento
*SERGIO MANTILE

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