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Cinque anni dopo la tragedia la Solfatara è ancora chiusa ai visitatori

𝕍𝕦𝕝𝕔𝕒𝕟𝕠 𝕊𝕠𝕝𝕗𝕒𝕥𝕒𝕣𝕒 – Sono trascorsi 5 anni dalla tragedia che costò la vita ai coniugi Carrer e al loro primogenito undicenne Lorenzo. I tre finirono inghiottiti da una voragine che si era aperta sotto i loro piedi, morendo poi soffocati dal gas presente nel sottosuolo del sito. Alla tragedia sopravvisse il figlio più piccolo, Alessio.

Quella mattina, il suono delle sirene echeggiava ovunque a Pozzuoli. Tutti i cittadini erano consapevoli che qualcosa di tremendo si fosse abbattuto sulla città. Ma nessuno poteva mai immaginare che il vulcano, l’amico d’infanzia dei puteolani, fosse il responsabile del caos. Una grande pioggia nella notte aveva provocato molti disagi. Era chiara la fanghiglia che circondava la zona del cratere. Come è stato possibile l’accesso ai visitatori senza cautele? È un interrogativo che si pongono ancora in tanti.

Il processo, che si è concluso nel gennaio del 2021 con rito abbreviato, ha portato alla condanna a sei anni di reclusione di Giorgio Angarano, 72 anni, legale rappresentante della Vulcano Solfatara srl, società che gestiva il sito. Il reato contestato dalla procura è omicidio colposo in concorso, con l’aggravante della violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e dei danni a più persone, e il disastro colposo, sempre in concorso. Il giudice ha anche inflitto una multa da 172 mila euro alla società e la confisca dell’area.

La procura partenopea contestava ai sei imputati l’aver gestito il sito vulcanico, classificato dalla Commissione Grandi rischi “in zona rossa”, “in assenza – scrissero gli inquirenti – di qualsiasi cautela idonea ad assicurare che l’attività turistico-ricettiva fosse svolta in modo da garantire la sicurezza dei lavoratori dipendenti e dei terzi visitatori”.

Assolti per non avere commesso il fatto i cinque soci di Angarano: Maria Angarano, 74 anni, Maria Di Salvo, 70 anni, l’omonima di quest’ultima Maria Di Salvo, 40 anni, Annarita Letizia, 70 anni, di Pozzuoli, e Francesco Di Salvo, 44 anni, di Napoli.

Qualsiasi condanna sarebbe stata inadeguata per un fatto così terribile per la nostra famiglia e soprattutto per Alessio, a cui è stata tolta tutta la sua famiglia”, ha commentato all’Ansa la sorella di Massimiliano Carrer, Elisabetta, dopo la sentenza. Quanto alla confisca dell’area, per Elisabetta Carrer si tratta di “un bene”. “Ci auguriamo che non venga mai più affidato a coloro che male l’hanno condotto in passato e, soprattutto, che possa riaprire in tutta sicurezza per i visitatori e per i lavoratori. Che la morte di mio fratello, di mia cognata e di mio nipote possa essere da monito affinché le logiche del profitto non abbiamo mai più a prevalere sulla prioritaria incolumità delle persone”, ha aggiunto Carrer.

Ricordiamo che il vulcano Solfatara, di proprietà privata, rappresentava un importante attrattore turistico per la città, con migliaia di visitatori, in particolare studenti. A distanza di 5 anni c’è da chiedersi se per questo bene confiscato si possa individuare una soluzione di gestione pubblica/privata perché iin condizioni di massima sicurezza possa riaprire.

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