Bradisismo – Se aumenta si dice, se diminuisce no?

Il bollettino INGV conferma un rallentamento della deformazione nelle prime due settimane di settembre, ma nel testo non lo evidenzia. Ad aprile erano bastati due giorni di dati preliminari per segnalare un «possibile aumento»

Partiamo come sempre dalla sismicità che, come sappiamo, ha mostrato una leggera ripresa rispetto alla parte centrale del mese. Nella settimana dal 21 al 27 settembre sono stati localizzati 18 terremoti con magnitudo Md≥0.0, Mdmax 1.5±0.3, su un totale di 30 terremoti registrati. L’attività resta quindi complessivamente contenuta, nonostante la piccola ripresa degli ultimi giorni.

Ma l’aspetto più interessante del bollettino riguarda la deformazione del suolo. Il grafico pubblicato dall’INGV mostra sostanzialmente quello che ci aspettavamo: una riduzione della velocità di sollevamento nelle prime due settimane di settembre. Dalle soluzioni settimanali perfezionate, tra il 31 agosto e il 13 settembre emerge una variazione di quota di appena +1±3 mm, quindi una forbice compresa indicativamente tra -2 e +4 mm in due settimane. Premesso che si tratta di un intervallo temporale molto breve e che quindi questo dato, da solo, non può essere considerato l’inizio di un nuovo trend, una domanda però sorge spontanea: perché non evidenziarlo? La domanda non è affatto pretestuosa perché abbiamo un precedente molto recente. Nel bollettino relativo al periodo 13-19 aprile 2026, emesso il 21 aprile, l’INGV riportava, esattamente come oggi, una velocità media di sollevamento di circa 10±3 mm/mese dagli inizi di febbraio. Subito dopo, però, aggiungeva testualmente:

«I dati preliminari degli ultimi 2 giorni evidenziano un possibile aumento nella velocità di sollevamento del suolo.»

Rileggiamola bene: dati preliminari degli ultimi 2 giorni. Furono quindi sufficienti appena due giorni di dati ancora preliminari per ritenere opportuno mettere in evidenza un possibile aumento della velocità di sollevamento. Oggi abbiamo invece due settimane di soluzioni settimanali perfezionate che mostrano una deformazione decisamente più modesta rispetto alla media indicata nel bollettino, e questa riduzione non viene neppure menzionata nel testo. E attenzione: non sto sostenendo che due settimane siano sufficienti per certificare un nuovo trend. Sto dicendo esattamente il contrario. La questione è un’altra e molto più semplice: se due giorni di dati preliminari furono ritenuti sufficientemente significativi per segnalare un possibile aumento, perché due settimane di dati perfezionati che mostrano una riduzione non meritano almeno la stessa attenzione? Il bollettino del 29 settembre continua invece a riportare che «dagli inizi di febbraio 2026 si registra un sollevamento del suolo con un valore medio di velocità mensile di circa 10±3 mm/mese». Ed è qui che nasce una seconda domanda: ogni quanto viene aggiornato questo valore e, soprattutto, quanto è ancora rappresentativo della velocità di deformazione attuale? Se prendiamo infatti gli ultimi tre mesi per i quali disponiamo di soluzioni settimanali perfezionate, approssimativamente dal 15 giugno al 13 settembre, dal grafico ricaviamo un sollevamento complessivo di circa 22 mm, equivalente a una velocità media nell’ordine dei 7,3 mm/mese. Naturalmente anche questa è una media e dipende dall’intervallo temporale scelto: ed è proprio questo il punto. Sarà senz’altro vero che considerando l’intero periodo dagli inizi di febbraio il sollevamento complessivamente accumulato continui a giustificare una media prossima a 1 cm al mese. Ma è corretto continuare a presentare quel valore senza mettere contemporaneamente in evidenza che nella parte più recente della serie la velocità è stata inferiore? Secondo me no. C’è quantomeno un problema nel modo in cui questi dati vengono comunicati e nella rappresentatività temporale del valore utilizzato. Detto questo, e senza entrare ulteriormente in una polemica che farebbe immediatamente insorgere gli ascari della difesa dell’Ente, ciò che possiamo affermare sulla base dei dati è che il sollevamento si è sensibilmente ridotto dall’inizio di settembre e almeno fino al 13 del mese. È lì che si fermano le soluzioni settimanali perfezionate. Per il periodo successivo sono disponibili le soluzioni giornaliere, ma l’incertezza del dato non consente al momento di formulare alcuna valutazione attendibile sull’andamento della deformazione. Il grafico complessivo arriva al 27 settembre, ma questo non significa che tutti i dati abbiano lo stesso grado di consolidamento. C’è poi un altro elemento interessante: alla scarsa sismicità osservata nella parte centrale di settembre si è associata una deformazione del suolo altrettanto modesta. È una corrispondenza osservativa interessante, senza che questo permetta da solo di stabilire un rapporto diretto di causa-effetto tra le due grandezze. Resta inoltre aperta la questione dell’abbassamento cosismico prodotto dal terremoto del 31 luglio. Lo stesso bollettino ricorda che durante quella sequenza diverse stazioni GNSS dell’area centrale della caldera registrarono discontinuità cosismiche sia sulle componenti planimetriche sia su quelle verticali e presenta le serie temporali sia mantenendo sia correggendo quella discontinuità. Sulla serie che conserva l’effetto cosismico, il valore raggiunto dalle ultime soluzioni settimanali resta ancora talmente vicino al livello precedente al terremoto, rispetto all’incertezza del dato, che non siamo ancora in grado di stabilire con sufficiente precisione se quell’abbassamento sia stato completamente recuperato, superato oppure non ancora raggiunto. A mio modesto parere, l’aumento della sismicità osservato nell’ultima settimana potrebbe indicare che localmente ci stiamo riavvicinando alle condizioni precedenti alla caduta di stress del 31 luglio, ma questa resta un’ipotesi interpretativa e non una conclusione ricavabile direttamente dai dati GNSS. Saranno le prossime settimane a darci qualche indicazione in più. Per quanto riguarda infine la geochimica, nessuna variazione di particolare rilievo rispetto alla settimana precedente. A Pisciarelli il flusso di CO₂ non mostra variazioni significative rispetto ai periodi precedenti, mentre alla Solfatara la temperatura media della fumarola BG resta intorno ai 173 °C.

RIASSUNTO PER I MENO PAZIENTI

Nelle prime due settimane di settembre il sollevamento del suolo si è sensibilmente ridotto, ma due settimane sono ancora troppo poche per considerarlo l’inizio di un nuovo trend. Il punto discutibile è che questa riduzione, pur emergendo dai dati settimanali perfezionati, non viene evidenziata nel testo del bollettino, mentre ad aprile bastarono appena due giorni di dati preliminari per segnalare un «possibile aumento» della velocità. Per ora, quindi, possiamo parlare di rallentamento osservato in quel breve intervallo, non ancora di un cambiamento stabile della deformazione. I parametri geochimici restano invariati.

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