Il Direttore dell’Osservatorio Vesuviano Mauro Di Vito, nell’incontro che si è svolto ieri a Bagnoli, in preparazione delle prove di evacuazione della prossima settimana, (al quale hanno partecipato pochi cittadini, come a Monterusciello) ha fatto la seguente dichiarazione:
“Il vulcano dei Campi Flegrei è in un lungo periodo di non tranquillità, c’è livello giallo dal 2012, c’è attività sismica, c’è deformazione del suolo, forte attività geotermica, degassamento e attività termale molto intensa. Non ci illudiamo che la riduzione della velocità di deformazione del suolo o la riduzione del numero di terremoti ci possa far pensare che il fenomeno sia finito. Anzi, non è cambiato nulla sulla dinamica del vulcano”.
E’ una posizione che non tranquillizza, ma probabilmente è finalizzata a tenere alta l’attenzione di tutti, soprattutto in vista della prossima prova di evacuazione per il rischio vulcanico. Si dovrebbero, però, accelerare tempi e procedure per gli interventi alle strutture private dichiarate inagibili e per quelle pubbliche, per le quali è impegnato il commissario straordinario, dott. Fulvio Soccodato.
Nel contempo, però, è da considerare che non è all’ordine del giorno il rischio vulcanico in quanto siamo in allerta gialla e pur ritenendo importanti le prove di evacuazione. Pertanto bisognerebbe rilanciare i progetti di sviluppo in questa città, a partire dal Rione Terra, dall’apertura della Solfatara in condizioni di massima sicurezza, dalla valorizzazione dell’inestimabile patrimonio storico-atristico-culturale. Si spera, altresì, che si stiano programmando gli eventi natalizi e per il nuovo anno, e non solamente nel centro storico. POZZUOLI VUOLE E DEVE VIVERE.
Di seguito la posizione del Prof. Giuseppe Luongo resa pubblica sulla sua pagina Facebook: <Diceva Marco Antonio Delli Falconi nell’incipit della sua nota sull’eruzione di Monte Nuovo nel 1538: “Tutti gli uomini secondo il proprio e naturale istinto sono desiderosi di sapere, il che non è altro che conoscere le cose per le proprie cagioni”. Questa richiesta si ripete da parte di chi vive a Pozzuoli per conoscere quanto accade in questa fase del Bradisismo. Ma la risposta manca, nonostante le richieste ai centri di competenza della Protezione civile di non limitarsi a fornire il catalogo dei terremoti, la velocità del sollevamento del suolo e le concentrazioni e il flusso dell’anidride carbonica dalle fumarole e dal suolo. Questi sono i dati relativi allo sviluppo del fenomeno, manca quello che Delli Falconi chiama “cagioni”, ovvero la genesi dei fenomeni osservati. Se si insiste per conoscere il meccanismo che genera la crisi, non in termini generici, l’interlocutore è rinviato alle pubblicazioni scientifiche. Ma si può chiamare lavoro scientifico il risultato di un’attività che non segue il metodo scientifico della congettura e della verifica con l’experimentum galileano? Si può ritenere valido un lavoro scientifico nel quale le interpretazioni del fenomeno del bradisismo si basano su dati osservati con errori dello stesso valore? Sorge il sospetto che a questi bravi signori, in fondo, non importi nulla del Bradisismo e del metodo scientifico perché lo utilizzano come un evento su cui scrivere le loro riflessioni accademiche che incrementano la confusione in chi vive nell’area a rischio. Note su note che si uncinano e si intrecciano l’una con l’altra, ma senza affrontare il tema della sicurezza. Siffatti studiosi sembrano artisti impegnati ad elaborare un dettaglio senza avere idea del tutto. Eppure, il bello della ricerca, al di là della sua utilità, dovrebbe soddisfare lo studioso quando comprende il tutto e non una sua parte>.
