Partiamo come sempre dalla sismicità. Nella settimana dal 10 al 16 agosto sono stati registrati complessivamente 43 terremoti, con magnitudo compresa tra Md -0.5 e 3.4; 23 eventi con Md≥0.0 sono stati localizzati. L’evento più energetico è stato quello del 10 agosto alle 00:27 UTC, Md 3.4±0.3 (Gossip continua a riportare per quell’evento una Md 3.0±0.3) , localizzato in prossimità del terrazzo della Starza e seguito da uno sciame costituito complessivamente da 10 terremoti. Nel resto della settimana la sismicità si è mantenuta complessivamente contenuta.
A questo proposito sarebbe molto interessante conoscere il meccanismo focale dell’evento Md 3.4±0.3 del 10 agosto, per verificare se possa essere compatibile con la struttura descritta da Scotto di Uccio, Lomax, Natale, Festa, Zollo e colleghi (2024) nello studio “Delineation and Fine-Scale Structure of Fault Zones Activated During the 2014–2024 Unrest at the Campi Flegrei Caldera”. Si tratta di una struttura sismicamente attiva lunga circa 5 km, che dalla zona a nord della Solfatara si sviluppa verso ovest fino a raggiungere il terrazzo marino della Starza. È un riferimento particolarmente interessante anche alla luce della crisi del 31 luglio, durante la quale si è verificato l’evento Md 4.7±0.3, il più forte finora registrato strumentalmente ai Campi Flegrei. Già nello studio del 2024 gli autori evidenziavano come una struttura di queste dimensioni potesse avere il potenziale per generare eventi sismici più energetici. Naturalmente la posizione dell’epicentro non basta per affermare che il terremoto del 10 agosto sia stato generato dalla stessa struttura: proprio per questo sarebbe interessante conoscerne il meccanismo focale.
Veniamo però alla parte che ritengo più interessante del bollettino di questa settimana, quella relativa alla deformazione del suolo. Prima di tutto credo sia doveroso fare un esplicito apprezzamento all’Osservatorio Vesuviano per aver pubblicato le soluzioni giornaliere GNSS dal 1° luglio al 15 agosto. È esattamente il tipo di approfondimento che auspicavamo nei giorni scorsi, perché permette finalmente di osservare con un dettaglio temporale molto maggiore cosa sia accaduto alla deformazione nei giorni immediatamente precedenti e successivi alla crisi del 31 luglio.
Prima di guardare queste soluzioni giornaliere bisogna però capire cosa è successo durante la crisi. La Figura 4.2 mostra gli spostamenti cosismici, cioè i movimenti improvvisi del terreno prodotti dal terremoto e dallo sciame. Le stazioni GNSS dell’area centrale della caldera hanno registrato spostamenti orizzontali di circa 1 cm, prevalentemente verso Sud-Ovest, mentre RITE, al Rione Terra, ha registrato uno spostamento molto maggiore, di circa 3 cm verso Sud-Sud-Ovest. Contemporaneamente si è verificato un abbassamento verticale mediamente dell’ordine di 1-2 cm. Questi spostamenti rappresentano l’effetto cosismico della crisi e non vanno confusi con il normale andamento del bradisismo. Per questo l’INGV li ha stimati e corretti nelle serie temporali successive. Va precisato che questi valori sono ancora indicati come aggiornati ma non definitivi e saranno ulteriormente perfezionati.
Arriviamo quindi alla Figura 4.3, che mostra le soluzioni giornaliere. Per rendere la lettura il più semplice possibile concentriamoci sulla stazione di RITE (Rione Terra) e prevalentemente sulla componente verticale, quella che ci interessa per capire se il suolo stia salendo o scendendo.
La prima domanda è inevitabile, prima della crisi del 31 luglio c’è stata un’impennata del sollevamento?
Guardando questi nuovi dati, non sembra. Il sollevamento prosegue, ma nei giorni immediatamente precedenti il terremoto non si osserva una brusca accelerazione chiaramente riconoscibile. I singoli valori giornalieri oscillano parecchio e presentano inoltre un’incertezza piuttosto elevata, che sulla componente verticale di RITE appare dell’ordine di una decina di millimetri. Questo significa che non dobbiamo attribuire troppa importanza al singolo pallino che sale o scende: quello che conta è soprattutto l’andamento complessivo della serie.
Qui è necessaria anche una piccola precisazione. Una parte delle soluzioni giornaliere dovrebbe essere già perfezionata mentre quelle più recenti non lo sono ancora, ma osservando la Figura 4.3 questa differenza non è riconoscibile attraverso l’ampiezza delle barre d’incertezza, che rimane sostanzialmente simile lungo la serie. Il bollettino non fornisce ulteriori indicazioni metodologiche su questo aspetto e quindi, almeno per il momento, eviterei di attribuirgli interpretazioni che il documento non consente di fare.
Passiamo allora alle soluzioni settimanali, che permettono di osservare meglio il trend. Nel precedente aggiornamento avevamo notato che l’ultima barra disponibile mostrava un rialzo. Con il nuovo dato il valore centrale sembra continuare a muoversi verso l’alto. Nelle ultime quattro settimane perfezionate la variazione è di circa +4±6 mm. Tradotto in termini molto semplici, significa che il valore centrale indica un aumento di 4 mm, ma considerando l’incertezza il risultato può essere grossolanamente compreso tra -2 e +10 mm. Quindi il dato centrale suggerisce una prosecuzione del sollevamento, ma l’incertezza è troppo grande per poter affermare che vi sia stata un’accelerazione. Il limite superiore, circa +10 mm nell’arco di quattro settimane, sarebbe peraltro compatibile con la velocità media di circa 10±3 mm/mese che l’INGV continua a indicare dagli inizi di febbraio.
La conclusione sulla deformazione è quindi abbastanza semplice: le soluzioni giornaliere non mostrano un’evidente impennata del sollevamento nei giorni precedenti la crisi del 31 luglio. Il processo deformativo sembra essere proseguito e anche le ultime soluzioni settimanali, attraverso il loro valore centrale, continuano a suggerire un rialzo, ma le incertezze sono ancora troppo ampie per poter parlare di una nuova accelerazione del sollevamento. Lo stesso INGV, dopo aver corretto le serie per gli effetti cosismici del 31 luglio, scrive che non si evidenziano variazioni significative dei pattern deformativi successivamente all’evento e al relativo sciame.
Chiudiamo con la geochimica. Anche qui non emergono variazioni particolari nell’ultima settimana. A Pisciarelli il flusso di CO₂ misurato dalla stazione FLXOV8 rimane sostanzialmente in linea con i valori precedenti, mentre la temperatura dell’emissione fumarolica si mantiene intorno ai 95 °C. Più interessante è l’andamento delle nuove stazioni V11 alla Solfatara e V07 a Pisciarelli: l’INGV conferma una lieve diminuzione, dell’ordine del 15-20%, del flusso diffuso di CO₂ dal suolo. In particolare, osservando la serie della stazione V07, la flessione sembra essere proseguita anche negli ultimissimi dati, pur all’interno di una serie caratterizzata da una notevole variabilità. Non parlerei per il momento di un’inversione del trend di lungo periodo, ma certamente di una diminuzione recente che continua e che sarà interessante seguire nelle prossime settimane.
Sostanzialmente invariata, invece, la temperatura della fumarola BG alla Solfatara. La stazione V11 mostra nell’ultima settimana un valore medio di circa 173 °C e, osservando il grafico, gli ultimi dati continuano a oscillare poco al di sotto di questo valore senza variazioni significative. Anche il sensore installato nel precedente sito di misura restituisce valori analoghi, intorno ai 172 °C.
In sintesi, il bollettino di questa settimana non mostra variazioni tali da modificare sostanzialmente il quadro delle ultime settimane. La sismicità rimane complessivamente contenuta, la deformazione continua ma al momento non abbiamo elementi sufficienti per parlare di una nuova accelerazione, mentre sul fronte geochimico si osserva una lieve diminuzione recente dei flussi di CO₂ con temperature fumaroliche sostanzialmente stabili. Particolarmente importante, questa settimana, è stata la pubblicazione delle soluzioni GNSS giornaliere, che ci consente finalmente di osservare con maggiore dettaglio ciò che è avvenuto prima e dopo la crisi del 31 luglio. I prossimi dati, soprattutto quando saranno perfezionate anche le soluzioni più recenti, ci permetteranno di capire meglio se il rialzo che oggi intravediamo nelle soluzioni settimanali rappresenti semplicemente la prosecuzione del trend precedente oppure qualcosa di diverso.





