Partiamo dalla sismicità, la sismicità riportata nel bollettino non comprende naturalmente l’evento di Md 3.0±0.3 del 10 agosto, che sarà incluso nel prossimo aggiornamento settimanale. Il periodo 3–9 agosto è stato caratterizzato da una sostanziale quiete sismica: sono stati localizzati 22 terremoti con Md≥0.0, con magnitudo massima Md 1.3±0.3, su un totale di 39 eventi registrati (-0.8≤Md≤1.3).
Passiamo alla deformazione del suolo, perché qui c’è un dettaglio precedente alla crisi del 31 luglio che ritengo meriti particolare attenzione. L’Osservatorio Vesuviano conferma che dagli inizi di febbraio 2026 la velocità media mensile di sollevamento nella zona di massima deformazione è di circa 10±3 mm/mese. Dopo aver corretto le serie GNSS per le discontinuità cosismiche associate al terremoto del 31 luglio, il bollettino afferma che «non si evidenziano variazioni significative delle velocità di sollevamento del suolo successivamente all’evento sismico del 31/07 e relativo sciame». Qui è necessario capire perchè l’abbassamento cosismico va corretto. Rimuovere matematicamente quel “gradino” dalla serie temporale serve a verificare se, al netto dello spostamento quasi istantaneo prodotto dal terremoto, sia cambiata la velocità del processo deformativo di fondo. L’OV specifica comunque che la loro quantificazione è ancora preliminare. Dal punto di vista meccanico, però, quel gradino è realmente avvenuto: il terremoto ha prodotto uno spostamento e una redistribuzione dello stress. Possiamo quindi affermare che, una volta eliminato matematicamente l’offset, il trend deformativo di fondo non mostra al momento variazioni significative; questo non significa però che lo stato di stress delle rocce sia rimasto invariato.
Ma veniamo al particolare che ritengo più interessante. Dalla nostra lettura delle soluzioni GNSS settimanali già perfezionate, tra le ultime due disponibili, con l’ultima relativa al periodo 20–26 luglio, si osserva un incremento di quota di circa 5±3 mm in una settimana. La pendenza appare maggiore rispetto a quella delle settimane immediatamente precedenti. Un singolo intervallo settimanale, soprattutto con un’incertezza di questo ordine, non è sufficiente per affermare che la velocità di deformazione sia realmente aumentata. È però interessante osservare quando compare questo possibile segnale: nei giorni precedenti alla crisi sismica del 31 luglio. Nasce quindi una domanda: la crisi del 31 luglio potrebbe essere stata preceduta da una piccola e breve accelerazione del sollevamento? Con i dati pubblicamente disponibili, al momento non possiamo rispondere. L’ultima soluzione settimanale perfezionata termina infatti il 26 luglio, mentre quella successiva comprenderà il periodo 27 luglio–2 agosto: una finestra che attraversa la crisi del 31 luglio e comprende quindi anche la discontinuità cosismica prodotta dal terremoto. La successiva soluzione settimanale potrebbe pertanto non consentire di ricostruire cosa sia realmente accaduto alla velocità di deformazione nei pochi giorni immediatamente precedenti alla crisi. Ed è proprio qui che emerge un problema di trasparenza e accessibilità dei dati. Per verificare questa ipotesi sarebbe necessario poter osservare separatamente le soluzioni giornaliere consolidate del 27, 28, 29 e 30 luglio e, possibilmente, la parte del 31 luglio precedente all’inizio della crisi. Questo livello di dettaglio non è però disponibile nei prodotti pubblicati. Il problema non è mettere in discussione a priori le elaborazioni dell’INGV, ma avere la possibilità di verificarle indipendentemente attraverso i dati. Se un’eventuale accelerazione fosse durata soltanto pochi giorni, una soluzione settimanale per di più relativa al 27 luglio–2 agosto e quindi attraversata dalla crisi e dalla discontinuità cosismica potrebbe non permettere di riconoscerla.
Per il momento, dunque, possiamo soltanto segnalare ciò che osserviamo: nell’ultima settimana consolidata precedente alla crisi compare una pendenza maggiore del sollevamento. Non sappiamo se rappresenti una normale oscillazione della misura oppure l’inizio di una breve accelerazione deformativa proseguita fino al 31 luglio. Con il livello di dettaglio dei dati attualmente pubblicati potremmo non essere in grado di stabilirlo. È un’ipotesi interessante da verificare, non una conclusione. Per quanto riguarda infine la geochimica, nell’area di Pisciarelli il flusso di CO₂ misurato dalla stazione V07 si colloca attualmente intorno agli 11 kg/m²/giorno. Il bollettino segnala tuttavia una lieve diminuzione, pari a circa il 15–20%, del flusso diffuso di CO₂ misurato dalle stazioni V11 Solfatara e V07 Pisciarelli. La temperatura della fumarola BG alla Solfatara rimane invece sostanzialmente stabile nella settimana di riferimento, con un valore medio di circa 173 °C.
In breve: il bollettino descrive una settimana di forte riduzione della sismicità, un processo deformativo che, una volta corretti gli offset cosismici, secondo l’OV non mostra variazioni significative della velocità dopo il 31 luglio e un quadro geochimico senza cambiamenti sostanziali. Resta però aperta una domanda sui giorni immediatamente precedenti alla crisi: quella maggiore pendenza osservata nell’ultima settimana consolidata è stata soltanto un’oscillazione oppure l’inizio di una breve accelerazione del sollevamento? I dati pubblicamente disponibili, almeno per ora, non consentono di rispondere. Ed è proprio per domande come questa che una maggiore trasparenza e una maggiore accessibilità ai dati di dettaglio avrebbero un reale valore scientifico e informativo.
