L’attuale crisi bradisismica impone al cittadino di conoscere esattamente come comportarsi in caso di emergenza.
Sul fenomeno si registra una particolare attenzione di studio e di ricerca, come quella realizzata alcuni giorni fa a Napoli, sulla quale abbiamo già riportato la valutazione del Prof. Giuseppe De Natale (CLICCA QUI).
Allo scopo di informare la popolazione sui comportamenti da attuare in caso di emergenza, sono state programmate iniziative per il 20 e 21 maggio, nell’ambito del progetto “Io non rischio”, con gazebo a Via Napoli ed in Piazza della Repubblica. I volontari della Protezione Civile e dell’associazione di volontariato dei Carabinieri, daranno informazioni e risposte ai cittadini.
Su questa iniziativa e sul piano di evacuazione si registra una posizione critica del prof. Giuseppe Luongo, vulcanologo e già direttore dell’Osservatorio Vesuviano. Il prof. Luongo, sulla sua pagina facebook, fa una riflessione molto importante e da non sottovalutare, sul ruolo dell’Università, degli Enti di Ricerca e della Protezione Civile.
“L’attività da svolgere per gli obiettivi della Protezione Civile – dichiara il prof. Luongo – è un servizio tecnico, di elevato livello, ma non ricerca. Infatti chi opera in tale settore non ha come obiettivo il controllo di un evento improbabile, bensì di un fenomeno probabile, attraverso l’analisi di fenomeni considerati precursori di un processo noto nella sua evoluzione. Esiste incompatibilità nel far confluire gli obiettivi della ricerca e della Protezione Civile nello stesso gruppo di ricercatori, come sembra di apparire anche nelle dichiarazioni ufficiali che compaiono nelle riviste scientifiche, con le quali gli autori delle pubblicazioni, componenti della struttura che opera come Centro della Protezione Civile, affermano che i loro risultati non rappresentano la posizione della Protezione Civile. La libertà di ricerca non si risolve in modo così maldestro. Infatti il risultato della ricerca potrebbe essere interpretato come non significativo per le problematiche della Protezione Civile. Ma se così fosse anche i risultati della Protezione Civile sarebbero insoddisfacenti, perché sono i risultati della ricerca a dare la struttura operativa alla Protezione Civile per la parte relativa alla previsione e alla prevenzione”.
“A tal punto – conclude il prof. Luongo – la ricerca operi liberamente nelle Università e negli Enti di Ricerca, perché possa produrre nuove conoscenze, ma si creino canali privilegiati per il trasferimento di tali conoscenze a strutture tecniche della Protezione Civile per le azioni di mitigazione dei rischi reali. In una struttura così rinnovata, gli Enti di Ricerca e le Università non dovrebbero essere penalizzate con la riduzione dei fondi, tenendo presente che la ricerca è uno strumento di sviluppo e di sicurezza del Paese”.
Sono problemi molto delicati sui quali si dovrebbe fare una riflessione per tentare di individuare una sintesi ed evitare che si operi separatamente senza ipotesi di soluzioni concrete.
Sarà in grado questo Governo, a differenza di quelli precedenti, di affrontare queste problematiche? Ho qualche perplessità, ma non bisogna mai disperare!