Giugno si chiude con circa 300 eventi localizzati e 166 rivisti. Due gli eventi di maggiore rilievo: uno di Md 3.0±0.3 e uno di Md 3.6±0.3. Il numero complessivo dei terremoti (compresi gli ND) supera quello registrato nel mese di maggio, un dato che potrebbe però risentire della maggiore deformazione del suolo verificatasi proprio durante il mese precedente.
Se ci si limita all’analisi del primo semestre del 2026, giugno risulta il mese con il maggior numero di eventi. Ma è quando si amplia la prospettiva temporale che il quadro cambia sensibilmente: nel confronto con gli ultimi due anni, infatti, giugno non rientra affatto tra i mesi peggiori. È proprio questo uno degli aspetti più importanti da comprendere quando si osserva un fenomeno la cui evoluzione si sviluppa nell’arco di molti anni ( siamo ormai al ventunesimo anno dalla sua ripresa).
L’andamento di un singolo giorno, di una settimana o perfino di un mese può risultare poco rappresentativo della reale evoluzione del sistema. Per cogliere il quadro d’insieme è necessario osservare intervalli temporali più lunghi. Per questo motivo ho preparato oltre ai soliti grafici riepilogativi del mese, un grafico che rappresenta l’evoluzione della sismicità attraverso una finestra mobile di 180 giorni, pari a sei mesi. La sismicità, infatti, rappresenta oggi il proxy più affidabile per valutare l’intensità della deformazione del suolo e, di conseguenza, l’energia mediamente espressa dal sistema. L’aspetto più interessante che emerge dal grafico non è tanto l’altezza dei singoli picchi di attività, quanto l’evoluzione del livello di fondo della sismicità. Dal 2022 fino alla prima metà del 2025, dopo ogni fase di maggiore attività il sistema tendeva a stabilizzarsi su valori medi progressivamente più elevati rispetto alla fase precedente. In altre parole, il “livello di base” della sismicità cresceva nel tempo, segno di un progressivo aumento dell’energia mediamente coinvolta nel processo deformativo. Negli ultimi mesi, invece, sembra delinearsi un comportamento differente.
I picchi risultano mediamente meno pronunciati e, soprattutto, per la prima volta da circa tre anni, i livelli medi di sismicità che seguono le fasi più energetiche non aumentano ulteriormente ma mostrano una lieve tendenza alla diminuzione. È un cambiamento che merita attenzione perché, se dovesse consolidarsi anche nei prossimi mesi, potrebbe indicare una graduale riduzione dell’energia mediamente liberata dal sistema. È però fondamentale ribadire un concetto: questo grafico descrive esclusivamente un andamento osservato nei dati. Non rappresenta uno strumento predittivo e non consente di formulare previsioni sull’evoluzione futura del bradisismo. Indica soltanto che, allo stato attuale, il comportamento medio del sistema appare diverso (migliorativo?) rispetto a quello osservato negli anni precedenti e che questa evoluzione merita di essere seguita con attenzione nei prossimi mesi.




