Bollettino INGV di luglio: molti dati da approfondire

Mi aspettavo che il Bollettino di luglio chiarisse alcuni dubbi rimasti aperti dopo il terremoto del 31 luglio. In realtà il documento non modifica sostanzialmente il quadro già delineato nei giorni successivi al terremoto, limitandosi ad aggiungere alcuni dati quantitativi e poche informazioni nuove.

Sotto il profilo sismologico, il bollettino non introduce elementi nuovi. Il meccanismo focale degli eventi di magnitudo 4.7 e 3.8 viene riportato nella sua versione definitiva, ma era già noto nella sostanza grazie alle soluzioni preliminari pubblicate dall’INGV poche ore dopo il terremoto. Anche la distribuzione della sismicità e le caratteristiche della sequenza risultano sostanzialmente in linea con quanto già emerso nei giorni immediatamente successivi all’evento.

Le principali novità riguardano invece la deformazione del suolo. Il bollettino quantifica gli spostamenti cosismici registrati dalla rete GNSS. Spostamenti planimetrici di circa 1 cm prevalentemente verso sud-ovest, che raggiungono circa 3 cm alla sola stazione RITE, e spostamenti verticali mediamente prossimi ai 2 cm nelle stazioni considerate. L’abbassamento cosismico del suolo, tuttavia, non rappresenta una novità assoluta, poiché un comportamento analogo era già stato osservato in occasione della sequenza sismica del 31 agosto – 1° settembre 2025. La differenza è che il bollettino ne fornisce ora una quantificazione preliminare, precisando che saranno necessari ulteriori dati per ottenere una stima più accurata delle discontinuità, correggere le serie temporali e valutare i pattern deformativi successivi al terremoto rispetto ai trend precedenti.

Anche la rete tiltmetrica ha registrato gli effetti cosismici del terremoto del 31 luglio, con offset nelle stazioni di Pisciarelli, Solfatara e Cigliano, confermando le deformazioni permanenti osservate anche dalla rete GNSS.

Un altro capitolo che merita attenzione è quello dedicato al monitoraggio geochimico. Per quanto riguarda i flussi di CO₂, il bollettino riporta, per il mese di luglio, un valore di circa 950 tonnellate al giorno nell’area target interna della Solfatara, definendolo tra i più bassi registrati negli ultimi mesi. Osservando il grafico storico riportato nel documento, il forte incremento registrato nei primi anni della crisi sembra lasciare spazio, negli ultimi anni, a un andamento caratterizzato soprattutto da oscillazioni attorno a valori elevati, più che da un ulteriore incremento progressivo. Anche il grafico relativo alla concentrazione di CO₂ nell’aria racconta una storia simile. Lo stesso bollettino descrive un marcato aumento fino al 2019-2020, seguito da una fase più variabile e in parte caratterizzata da valori inferiori ai massimi precedenti. Negli anni più recenti le concentrazioni sono tornate su livelli elevati, raggiungendo nel luglio 2026 una media mensile di circa 5000 ppm, ma senza evidenziare un incremento continuo rispetto ai picchi già osservati in passato.

Tra gli aspetti più interessanti (e nuovi) vi sono le osservazioni provenienti dalla rete di monitoraggio della falda acquifera. In concomitanza con il terremoto del 31 luglio alcune stazioni hanno registrato variazioni del livello piezometrico e anomalie termiche. La stazione Tortorelli ha mostrato una risalita del livello della falda di circa 2 metri, mentre Lopez, Terme Puteolane, Cigliano e Carannante hanno registrato variazioni più contenute. Si tratta di osservazioni interessanti perché documentano la risposta della falda al terremoto e confermano come anche questo sistema di monitoraggio possa fornire informazioni utili sugli effetti prodotti dagli eventi sismici più energetici.

Il bollettino dedica inoltre ampio spazio al monitoraggio geochimico temporaneo attivato su richiesta del Dipartimento della Protezione Civile presso l’Istituto Lucio Petronio di Pozzuoli e una nella galleria della Linea 2 tra Pozzuoli Solfatara e Napoli Campi Flegrei. La stazione installata presso il Lucio Petronio conferma la persistenza del degassamento e dell’anomalia termica nell’area monitorata. Un risultato particolarmente interessante riguarda proprio il monitoraggio della galleria della Linea 2. Le stime del flusso di CO₂ risultano sostanzialmente simili sia con ventilazione naturale sia durante l’aerazione forzata. Questo significa che la ventilazione non riduce la quantità di CO₂ che fuoriesce naturalmente dal sottosuolo, ma serve a evitare che il gas si accumuli all’interno della galleria. La conferma arriva da quanto osservato il 16 luglio. Durante lo spegnimento delle turbine, in poco più di un’ora, la concentrazione di CO₂ è aumentata rapidamente fino a superare il 7% in volume, dimostrando quanto la ventilazione sia fondamentale per mantenere l’aria della galleria in condizioni di sicurezza.

Una piccola osservazione riguarda infine il capitolo dedicato all’infrastruttura MEDUSA. Nel documento continua a essere riportato il riferimento al portale pubblico, nonostante questo fosse già stato dismesso intorno al 27-28 luglio e non fosse quindi più accessibile. Trattandosi di una scelta consapevole, sarebbe stato opportuno aggiornare il testo o almeno specificare che il servizio non era più disponibile, evitando di rimandare i lettori a una piattaforma ormai inattiva.

Una considerazione finale. La lettura di questo bollettino mette bene in evidenza quale sia il suo obiettivo: documentare lo stato del sistema attraverso i dati raccolti dalle diverse reti di monitoraggio. Il documento descrive l’andamento dei parametri osservati, ne evidenzia eventuali variazioni e, quando necessario, ne sottolinea il carattere ancora preliminare. Non entra invece nel campo delle interpretazioni geofisiche né affronta possibili scenari evolutivi. Questa impostazione evidenzia una distinzione importante: i dati di monitoraggio sono una cosa, la loro interpretazione (sorveglianza) è un’altra. Il bollettino sceglie deliberatamente di fermarsi al primo livello.

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