Askatasuna, centro sociale autogestito di Torino nato nel 1996 in un edificio abbandonato di via Regina Margherita, è stato per trent’anni un simbolo ambiguo e potente: spazio di comunità, cultura e attività sociali per il quartiere e l’infanzia, ma anche luogo di tensione e ribellione , vicino a frange autonome e movimenti No Tav. Il suo nome, basco, significa “libertà” e richiama idealmente l’indipendentismo basco, evocando il desiderio di autonomia, partecipazione e protesta.
Nel 2024 il Comune tentò un patto di co-gestione, segno della volontà di integrare il centro nella vita della città . Tuttavia, violazioni delle regole da parte di alcuni attivisti portarono allo sgombero del dicembre 2025, un episodio che accese tensioni,polemiche e occupazioni successive, tra cui quella dell’ex ITIS Baldracco. Questi fatti mostrano come spazi nati per l’autogestione possano diventare simboli di rivendicazione, ma anche punti di attrito con lo Stato e la comunità.
Il 31 gennaio scorso Askatasuna ha convocato una manifestazione nazionale. Il corteo e’ iniziato come esercizio di dissenso pacifico , simbolo della partecipazione civile e del diritto costituzionale di manifestare. Tuttavia, alcune frange estreme hanno trasformato la piazza in un teatro di violenza urbana pericolosa ed incontrollabile: bastoni, martelli, fumogeni, scudi e laser contro le forze dell’ordine. Le immagini della guerriglia, in particolare il momento in cui un poliziotto viene aggredito da un branco di violenti , hanno fatto il giro del mondo. Esse restituiscono una realta’ per nulla edificante e mostrano il lato più oscuro di chi sceglie la sopraffazione: una realtà che va respinta con fermezza assoluta, senza alcuna giustificazione o attenuante.
È fondamentale distinguere tra chi manifesta pacificamente e chi sceglie la violenza. I centri sociali e le associazioni hanno diritto di esistere, di organizzare iniziative,di partecipare al dibattito pubblico. La democrazia si misura dalla capacità di accogliere punti di vista diversi e di garantire pluralismo e partecipazione . Ma nessuna liberta’ include il diritto di armarsi, minacciare o aggredire chi rappresenta lo Stato. Chi infrange la legge non sfida soltanto l’autorità, ma mina la fiducia reciproca che regge la convivenza civile.
Torino ci ricorda che la democrazia non e’ un patrimonio scontato : è un equilibrio fragile, costruito giorno dopo giorno, che richiede responsabilità, consapevolezza e partecipazione.Difendere le regole significa difendere la libertà di tutti, la sicurezza dei cittadini e la possibilità di discutere senza paura. Significa proteggere chi lavora per il bene comune, chi costruisce spazi di dialogo e chi partecipa con impegno civile.
La responsabilità non è solo dello Stato: e’ di ciascun cittadino, e, sottolineiamo, anche dei giovani, custodi del futuro. Solo attraverso la cultura del rispetto, della partecipazione e del dialogo si puo’ garantire che la protesta resti strumento di libertà e mai di sopraffazione. Ogni atto di violenza è un’ombra che tenta di oscurare la luce della convivenza, ma la speranza resiste nella fermezza di chi non cede alla paura e nel coraggio di chi costruisce legami , ponti e comunità. Torino insegna che la difesa della democrazia comincia nelle strade che attraversiamo ogni giorno. Proteggere la legge significa proteggere la società intera, la libertà di dissentire e la possibilità di vivere in sicurezza.
Quando la protesta si trasforma in guerra, a perdere non e’ soltanto una piazza: è l’anima stessa di una società, il tessuto invisibile che tiene insieme la fiducia, la speranza e la dignità dei cittadini. È il cuore pulsante della democrazia, che rischia di spegnersi sotto il peso dell’intolleranza, della violenza e del silenzio complice. Difenderlo non significa solo rispettare le regole , ma alimentarlo con coraggio, chiarezza di intenti e una partecipazione consapevole, attiva, quotidiana. Perché ogni volta che una voce viene soffocata, ogni volta che la paura prende il posto del dialogo,non è solo una piazza a perdere, ma l’intera capacità della nostra società di immaginare un futuro insieme. Proteggere la democrazia non e’ un gesto astratto: è un impegno concreto, urgente, che chiama ciascuno di noi a essere guardiano della propria comunità, testimone e difensore della propria coscienza e dei valori che ci rendono umani.
