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Agghiaccianti particolari emergono sull’omicidio di Ylenia Fabbri

Una vita normale, una figlia ventenne e un ex-marito logorato dalla rabbia. Ylenia stava tentando di ricostruire i cocci della sua vita andata in frantumi dopo la separazione, un nuovo amore, un progetto futuro. Ma un’ombra nel suo animo non le consentiva di godere appieno della felicità. Un presentimento? O una conoscenza profonda dell’uomo con cui ha convissuto per 19 anni? Una vita spezzata, anzi due. Perché non solo Ylenia è morta, sgozzata dal killer che il suo ex marito avrebbe assoldato. Ma anche la giovane figlia, strumentalizzata da un papà impietoso ed accecato, non potrà non subire conseguenze da un’esperienza così profonda. Arianna sarebbe stata usata dal papà: secondo la ricostruzione degli investigatori, se la ragazza avesse dormito a casa di suo padre (come accadeva spesso) il killer non sarebbe potuto entrare in casa. Questo perché era abitudine di Ylenia chiudere la porta dall’interno con due chiavistelli. Invece quella mattina Arianna viene prelevata dal papà per andare a ritirare la macchina a Milano. Quindi nell’uscire di casa è obbligata a sganciare i chiavistelli e a chiudere la porta usando solo la chiave. Quella stessa chiave che, in copia, è in possesso anche dello “zingaro”, il sicario reo confesso dell’omicidio di Ylenia. Secondo le ultime indiscrezioni sarebbero state ritrovate nell’officina dell’ex marito, presunto mandante, una valigia e una vanga, la cui fossa sarebbe già stata scavata nelle campagne di Faenza. Ma qualcosa è andato storto: nessuno dei due (mandante ed assassino) sapeva che quella notte insieme ad Arianna c’era anche la sua fidanzata, che resta a dormire in camera sua quando la ragazza parte con il padre alla volta di Milano. La giovane donna, chiusa a chiave in camera, ascolta tutti i drammatici momenti dell’omicidio di Ylenia e in una telefonata di circa 20 minuti, mandata in onda dalla trasmissione televisiva Quarto Grado, chiede disperatamente aiuto ad Arianna e suo padre, che in quei minuti si trovavano in autostrada. La brutalità di quest’uomo non si è fermata neanche davanti alla prospettiva di rendere orfana la sua unica e amata figlia. Non l’ha preservata neanche dalla visione del corpo straziato della mamma, anzi ha lasciato che Arianna accorresse da sola, una volta riaccompagnata a casa.
Quattordici femminicidi in appena tre mesi dall’inizio dell’anno é un bilancio infame. Quali sono le prospettive? Da cosa bisogna partire per spegnere l’interruttore della follia dei mariti, dei compagni, dei fidanzati, che considerano la donna che hanno accanto una proprietà privata, un oggetto da manipolare, un essere inferiore da sopprimere? Una società civile può dirsi tale quando riesce a mettere in sicurezza i suoi componenti; a rieducare chi evidenzia disturbi; a garantire la certezza della pena; processi celeri. Al momento il concetto di “libertà” è parziale e dunque anche il concetto di “Stato” è un mezzo fallimento. 

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