La comunità flegrea si è stretta ieri ancora una volta attorno al dolore mai lenito per le quaranta anime perse nel dramma del viadotto di Acqualonga. A distanza di anni da quel tragico 28 luglio 2013, il tempo non ha scalfito la memoria di una ferita che travalica i confini locali per rimanere impressa nella storia del Paese.
Il raduno a Largo del Ricordo (ex Rione Palazzine) ha visto incontrarsi parenti delle vittime, semplici cittadini e istituzioni. Un silenzio carico di commozione ha accompagnato le parole di don José Manoel Rosa e del primo cittadino Luigi Manzoni, uniti nel solenne tributo a chi perse la vita in uno dei capitoli più bui del trasporto autostradale italiano.
Era un pomeriggio estivo quando il pullman della Mondo Travel viaggiava sulla tratta di ritorno da Pietrelcina verso Pozzuoli con 48 persone a bordo. Già prima dello snodo fatale, a bordo si percepivano sinistri scricchiolii meccanici. Poi, lungo la A16 Napoli-Canosa, all’altezza di Monteforte Irpino, il cedimento definitivo dei freni ha trasformato il mezzo in una scheggia scagliata a folle velocità.
Nonostante l’estremo tentativo dell’autista Ciro Lametta di rallentare la corsa strisciando contro le auto incolonnate, l’impatto con la barriera di protezione si è rivelato letale. Al secondo urto, le protezioni del viadotto hanno ceduto, lasciando cadere l’autobus nel vuoto per un volo spaventoso di oltre trenta metri.
Il bilancio finale fu un massacro: 38 vittime immediate, due deceduti successivamente in seguito alle ferite riportate e soltanto otto superstiti. Un dramma che ha poi aperto una complessa pagina processuale, accertando gravi manchevolezze sia sulla manutenzione del veicolo sia sulla tenuta strutturale dei guardrail.
Il ricordo unisce oggi due territori gemellati dal medesimo cordoglio. Nel corso della giornata, le celebrazioni si sono spostate anche al Giardino della Memoria, proprio nei pressi del viadotto di Acqualonga, dove le delegazioni comunali di Pozzuoli e Monteforte Irpino si sono ritrovate fianco a fianco insieme alle famiglie colpite, a testimonianza di un impegno civile che rifiuta l’oblio.
